"Vi racconto il nostro viaggio della speranza in treno: oltre 6 ore da Agrigento a Punta Raisi"

La storia di Marcaurelio Sciumè, giovane medico veterinario che nei giorni scorsi è stato vittima insieme ad altre centinaia di persone, di una disavventura, in queste ore sta facendo il giro del web: una vera odissea sul convoglio che lo ha spinto fino alle campagne di Roccapalumba: "Questa è la nostra Sicilia..."

(foto ARCHIVIO)

Oltre sei ore per raggiungere in treno l'aeroporto di Palermo da Agrigento, per percorrere quindi appena 150 chilometri. La storia di Marcaurelio Sciumè, giovane medico veterinario che nei giorni scorsi è stato vittima insieme ad altre centinaia di persone, di una vera e propria disavventura, in queste ore sta facendo il giro del web, dopo che lui stesso ha deciso di raccontarla sui social. Un viaggio della speranza sul convoglio che lo ha spinto sino alle campagne di Roccapalumba.

Disagi sulla linea ferrata Agrigento-Palermo, i pendolari: "Siamo esasperati"

"Parto da Agrigento per Palermo centrale con Trenitalia per poi prendere la coincidenza per Punta Raisi. Ero in largo anticipo (fortunatamente) di circa 3 ore e mezza rispetto all'orario di partenza del mio volo". Inizia così l'odissea raccontata da Sciumè. "Alla prima fermata - spiega - il treno si spegne ed il motore non riparte più. Dopo 30 minuti di attesa ci comunicano la soppressione del treno e che avremmo dovuto attendere il treno successivo che sarebbe arrivato dopo un'ora. Anche questo in ritardo. Ma lo prendiamo. Può mai succedere altro? Sento parlare qualcuno di un possibile problema in zona Termini Imerese ma non ci comunicano nulla e spero sia una cosa risolvibile. Dopo un'ora e mezza di viaggio arriviamo a Roccapalumba, una stazione arroccata nelle più inoltrate campagne palermitane. Il treno si ferma. Trenta, 40, 50 minuti. Dopo un'ora ci comunicano che c'è un problema alla linea e che saremmo dovuti tornare indietro verso Agrigento, così, in nonchalance. Naturalmente si scatena il panico, la metà della gente che era sul treno aveva un aereo da prendere e non poteva perderlo".

Sul treno succede di tutto. "Protestiamo - racconta il veterinario - chiediamo spiegazioni e proponiamo soluzioni al capotreno che dopo qualche telefonata ci dice che sarebbe arrivato un autobus di 50 posti per circa 200 persone, senza saperci dire quando e a che ora saremmo arrivati a Palermo. Ci lasciano lá, nella campagne davanti la stazione nella speranza del bus ma naturalmente si instaura un clima di tensione. Chi doveva decidere chi doveva salire sul bus e con quali criteri?! Cerchiamo di ragionare tra di noi e stabiliamo delle priorità: prima la signora che doveva andare a trovare il figlio in ospedale, poi le mamme con i bambini, poi chi doveva andare in aeroporto, rimanevano fuori tante persone. Naturalmente alla vista del bus (che è arrivato dopo 30 minuti circa) tutta la nostra civiltà va in frantumi, corriamo verso il bus, confusione, spinte, qualcuno viene schiacciato contro le porte. Riusciamo a salire in 60 circa, mi metto a terra e cedo il posto a una signora. Panico. L'autista dice che sarebbe arrivato un altro bus da li a poco. Dopo tante discussioni partiamo. Arriviamo a Palermo in orario di punta, prendo un taxi che mi porta in aeroporto. Arrivo 15 minuti dopo la chiusura del gate. Il volo è un'ora in ritardo. Questa volta è stata una fortuna: 6 ore per arrivare in aeroporto, 150 km. Due aeroporti internazionali in una regione che dovrebbe vivere prevalentemente di turismo. Senza strade e mezzi adeguati di collegamento".

Quindi lo sfogo finale: "La Sicilia ha 70 deputati regionali. Ci costringete ad andare fuori per fare carriera o semplicemente per campare. Fate comizi, offrite caffè e dite tante belle cose in campagna elettorale. La viabilità, le strade, i trasporti, il lavoro, le infrastrutture. Diciamo che al "nord" sono più efficienti. Perché dei veri problemi qua non gliene frega niente a nessuno. L'importante è mangiare bene, avere il sole, il mare e sistemate i figli e i nipoti nella pubblica amministrazione o nella sanità e poi ci chiediamo perché le cose non funzionano bene. Siete vecchi, arcaici, attaccati solo alle poltrone. E poi lasciate andare via il vostro bene più prezioso, la vostra salvezza: i giovani, le menti che produrrano reddito e investiranno in altre parti d'Italia o del mondo. Cara Sicilia, terra di bellezza, cultura e contraddizioni, ti amo... ma ogni tanto mi fai proprio incazzare".

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Figuccia: "Una piaga incurabile"

Sulla vicenda è entrato anche il deputato dell'Ars Vincenzo Figuccia: "Stamattina ho sentito al telefono Marcaurelio Sciumè, protagonista di un'odissea che in Sicilia inizia a declinarsi come un catastrofica antifona e che è divenuta una piaga incurabile. I trasporti della nostra regione, dal ferrato al gommato, sono ridotti ad oggi al lumicino quasi che la nostra terra rea di non offrire ai nostri giovani adeguate opportunità occupazionali, fino all'ultimo, fino agli ultimi baci e abbracci dei parenti insonni per la perdita del proprio sangue, lascia ai suoi figli l'ultima amarezza sulla bocca: una stazione irraggiungibile, un aeroporto che diventa un miraggio, strade e collegamenti come quelli di Beirut. E' mai possibile Sicilia mia? Quale fardello sei costretta a portare per la negligenza di taluni che negli ultimi anni si sono totalmente disinteressati di te anzi, ti hanno persino strumentalizzato per un proprio tornaconto? Non è già troppo assistere inermi all'esodo delle nostre future generazioni che vanno ad arricchire con le loro professionalità il capitale umano di altri paesi europei e che svuotano interi comuni, intere comunità sempre più desertificate? Siamo stanchi di questa diaspora, siamo stanchi che continui a pagare il giusto per il peccatore. Il dolore è già troppo per accettare che anche "le faditiche vie di imbarco" diventino irraggiungibili. Voglio ringraziare Marcoaurelio perché con la sua denuncia dimostra che non vuole arrendersi, non vuole rassegnarsi e da speranza a chi vuole continuare a lottare per ribellarsi ad un sistema e ad un potere malato".

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