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L'arresto del boss Giuseppe Falsone a Marsiglia

L'arresto del boss Giuseppe Falsone a Marsiglia

L'inchiesta "Xydi", le intercettazioni: "Chi ha tradito Falsone? Uno sbirro non è"

I magistrati della Dda: "Alcuni passaggi della conversazione erano finalizzati a comprendere chi, nell’associazione mafiosa, avesse tradito il capo provincia, all’evidente scopo di poterlo individuare e punire severamente"

“No... sbirro non è! C'è stato uno... che è stato arrestato... che si stava pentendo... che ha chiamato la Procura che si doveva pentire... la prima cosa che gli ha detto... è stata dove era lui... o comunque la zona dove era lui...”. E’ il 23 aprile del 2019 quando, all’interno dello studio legale dell’avvocato Angela Porcello, – secondo quanto emerge dal provvedimento di fermo dell’inchiesta antimafia ‘Xydi’ – si parla dell’arresto del capo provincia Giuseppe Falsone, avvenuto a Marsiglia nel 2010 dopo un’ultradecennale latitanza. “Alcuni passaggi della conversazione erano finalizzati a comprendere chi, nell’associazione mafiosa, avesse tradito il capo provincia – ricostruiscono, nel provvedimento di fermo, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia - all’evidente scopo di poterlo individuare e punire severamente. Porcello stava svolgendo un ruolo strategico – spiegano i pm - poiché avendo diretto accesso agli atti processuali avrebbe potuto comprendere, tra le pieghe degli innumerevoli atti compulsati durante le diverse difese assunte negli anni, l’esistenza o meno del ‘traditore’”.

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Stando a quanto è emerso dalle intercettazioni, Porcello avrebbe, in merito, detto: “ … lo hanno preso... e lo hanno individuato lì... per due motivi... uno perché c'erano del... dei rapporti che faceva con internet...  con delle mail e in queste mail c'era scritto ‘Caro cugino...’. … Però loro... sono andati ad agganciare la cellula... da dove partivano le mail che era a Marsiglia... ce la sono andati ad agganciare perché c'è stato un suo fedelissimo... e chi era questo fedelissimo? Non lo sai tu?”. Uno dei familiari di Falsone avrebbe – seguendo sempre le intercettazioni riportate nel provvedimento di fermo – risposto: “Angelo ha detto che veniva da Sciacca .. questo fedelissimo”. Giancarlo Buggea non sembrerebbe però essere convinto: “Di Sciacca? O Ribera?”. “A questo punto,  Porcello rendeva noto ai familiari che lo stesso Falsone – viene ricostruito dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo - ancora non era riuscito a comprendere chi fosse la persona che lo aveva tradito”. Buggea: “Dobbiamo capire... da dove viene... (si sovrappongono le voci, ndr) chi è questo...”.

“Il protagonismo della Porcello nella ricerca del sodale mafioso ‘traditore’ che secondo il suo racconto aveva collaborato con la polizia giudiziaria mettendo fine alla latitanza del Falsone lasciava esterrefatti – scrivono, a chiare lettere, i magistrati della Dda - . Per la seconda volta nel corso dell’indagine (la prima aveva riguardato il collaboratore Quaranta), Porcello – proseguono, in quello che è l’atto di accusa, gli inquirenti - si dimostrava incline alla progettazione di condotte efferate e ritorsive ai danni di sodali mafiosi che dissociandosi da Cosa Nostra avevano fornito più o meno ufficialmente un contributo alla giustizia”.

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