Nessun colpevole dopo 20 anni, i genitori di Stefano Pompeo: "La giustizia non è stata capace di fare giustizia"

Carmelina Presti e Giuseppe Pompeo sono stati presenti alla prima del documentario "Quasi 12, nessun colpevole". Il papà: "La speranza di arrivare alla verità, visto come sono andate le cose, si va perdendo ... ma c'è ancora!"

Carmelina Presti e Giuseppe Pompeo, mamma e papà di Stefano

Stefano Pompeo vive ancora. Da ieri sera non più soltanto nel ricordo della sua famiglia, dove "Stefano è sempre presente" - ha detto la mamma Carmelina Presti -, ma anche nel cuore di quanti hanno assistito alla presentazione del documentario "Quasi 12, nessun colpevole" scritto e diretto dal giornalista Gero Tedesco. Stefano Pompeo, 11 anni di Favara, venne ucciso per errore, da un commando mafioso, il 21 aprile del 1999: era sua una jeep. Amava le macchine e aveva semplicemente voluto fare un giro - per andare a comprare il pane per la cena - su una macchina che non conosceva, sulla quale non era mai salito. 

LE VIDEO INTERVISTE. Tutti in piedi per il docufilm "Quasi 12, nessun colpevole"

Venti anni dopo quella tragedia (i funerali si tennero il 23 aprile), Stefano Pompeo reclama - lo ha fatto attraverso il docufilm "Quasi 12, nessun colpevole" e attraverso le voci di mamma Carmelina e papà Giuseppe - verità e giustizia. "La giustizia non è stata capace di fare giustizia - ha ribadito, anche ieri sera, a margine della presentazione del documentario al cinema Astor, Giuseppe Pompeo - . Non dovevo essere io a fare giustizia, ma la giustizia non è stata capace. E' stato dimenticato da tutti". Mamma e papà, 20 anni dopo, hanno ancora - e lo hanno ammesso - "la speranza di arrivare alla verità. Una speranza flebile visto come sono andate le cose. Si va perdendo la speranza - ha detto papà Giuseppe - però quando ci sono queste manifestazioni la speranza riemerge. E' emozionante, è come se si tornasse indietro al primo giorno, però ho piacere che ci siano persone, come Gero Tedesco, che si ricordano di Stefano". 

"Quasi12-Nessun colpevole": prima proiezione del docu-film su Stefano Pompeo

"Non dimentichiamo Stefano perché significa ucciderlo ancora una volta". Questo l'appello che, ieri sera, più volte, è riecheggiato in una sala dove le istituzioni - tranne qualche rara eccezione - erano assenti. Un "particolare" questo che ha sempre contraddistinto la storia del dramma di Stefano Pompeo dove, esattamente 20 anni ieri, ai funerali di quella che è stata una vittima innocente della mafia, non furono presenti appunto nemmeno le istituzioni. Stefano fu ucciso per sbaglio dalla mafia. Gli esecutori del delitto non sono stati mai individuati, nonostante l'Agrigentino possa vantare un numero non indifferente - una quindicina - di collaboratori di giustizia. Durante le indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, emersero dei nomi. "Uno in particolare - è stato abilmente evidenziato durante il docufilm - ma non sarebbero mai state trovate le prove". Per la prima volta dopo 20 anni, il documentario "Quasi 12, nessun colpevole" ha ridato voce, ed ha fatto rivivere, il piccolo Stefano che, appena due settimane dopo il delitto, avrebbe compiuto 12 anni. La tragedia è stata magistralmente ricostruita anche grazie alle interviste di mamma e papà, dell'ex componente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Scozzari (che era presente ieri sera al cinema Astor), dell'insegnante del piccolo Carmela Di Caro, del giornalista Franco Castaldo che si occupò del caso. Lucida l'analisi della mancata verità - fatta nel documentario - del procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella.

A fare da padrone, durante e dopo la proiezione di un documentario che è riuscito a toccare l'anima e le coscienze di tutti i presenti, è stata la commozione. "Davanti a certe morti si resta impietriti. Se si vuol dare una spiegazione non si può che amare, ancora di più, la vita e fare in modo che certe cose non avvengano - ha detto l'arcivescovo di Agrigento: il cardinale Francesco Montenegro rispondendo alla lapidaria domanda: 'Perché accadono queste cose?' - . La fede non ti sistema le cose - ha spiegato don Franco - ma ti permette di sentire la presenza di qualcuno. Qua c'è la mamma di Stefano e stiamo parlando di fede e di Maria ai piedi della Croce. Anche lei si sarà chiesta 'Perché?' Anche lei ha sofferto tutto quello che ha sofferto la mamma di Stefano. Innocente Stefano, innocente quel figlio sulla croce. Dio parla d'amore ma il guaio è che noi uomini non sappiamo più parlare d'amore. Nonostante queste storie, queste tragedie che ci feriscono, continuiamo ancora a macinare cattiveria, malvagità e la Croce diventa a due facce: la bontà di un Dio che sente il grido dell'uomo e si mette accanto e l'altra faccia è la malvagità dell'uomo che non sa rispettare se stesso e cerca di eliminare Dio". 

Durante il docufilm, la mamma di Stefano ha detto - legittimamente - che "Stefano si è trovato al posto sbagliato, al momento sbagliato". "Non riesco ad accettare completamente questa frase - ha detto il cardinale Montenegro - . Chi lo ha ucciso era al posto giusto e al momento giusto? - ha chiesto provocatoriamente don Franco - . Perché io cittadino non posso sentirmi libero di andare in campagna, di andare al mare, di andare per la strada e il mafioso ha il diritto di togliermi la vita? E' quello al posto sbagliato! Perché io come uomo, come cittadino, cercando di vivere la mia libertà e rispettando quella degli altri sono al posto giusto. Stefano era al suo posto, un bambino che voleva provare la gioia della macchina. Quegli uomini che hanno sparato erano al posto sbagliato. Non dovevano stare la e non dovevano stare in nessun posto".

La risposta dello Stato, dopo alcuni mesi dall'atroce delitto, fu una massiccia operazione antimafia che, pur non individuando gli autori dell'omicidio, fece finire in carcere decine di presunti affiliati mafiosi di Favara. L'inchiesta, in realtà, fu un clamoroso insuccesso perchè tutti gli imputati furono assolti dalle accuse di associazione mafiosa e le poche condanne furono inflitte per violazione della legge sulle armi. Per 20 anni, un tempo interminabile e straziante, la storia di Stefano Pompeo - vittima innocente della mafia - è stata dimenticata. Da ieri sera, Stefano rivive. E la domanda di verità e giustizia, riaprendo il caso giudiziario, è tornata a farsi forte, contingente. Perché anche ai piccoli agrigentini che, d'ora in avanti conosceranno la storia di Stefano Pompeo, lo Stato deve verità. 

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