"Morì dopo errati trattamenti medico chirurgici", chiesto risarcimento da 600 mila euro

La prima udienza in tribunale si terrà giorno 6 e l'Asp ha già deciso di affidare l'incarico di difesa e rappresentanza dell'ente ad un avvocato esterno    

(foto ARCHIVIO)

Errati trattamenti medico-sanitari-chirurgici. E' adducendo questo che una donna e il proprio figlio minorenne hanno chiesto, davanti al tribunale di Trapani, 600 mila euro di risarcimento danni all'azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Danno consequenziale, appunto, ai ritenuti errati trattamenti medico-sanitari-chirurgici a cui l'uomo (marito e padre) è stato sottoposto durante il suo ricovero - a partire dal 4 marzo del 2013 - prima all'ospedale Sant'Antonio Abate dell'Asp di Trapani e, poi, dal 14 aprile dello stesso anno, all'unità operativa di Nefrologia e di Urologia di Sciacca, dopo un breve trasferimento alla fondazione Maugeri, all'unità operativa di Neuroriabilitazione. Era il 3 settembre del 2013 quando l'uomo moriva. 

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Le due Asp - sia quella di Trapani che quella di Agrigento - sono state citate davanti al tribunale affinché venga "accertata e dichiarata la responsabilità solidale, per fatto e colpa, del personale sanitario nella causazione dell'evento morte". Per l'Asp di Agrigento non sono emersi elementi di responsabilità per negligenza e imperizia. L'azienda sanitaria provinciale ha, dunque, deciso di costituirsi in giudizio per sostenere la correttezza dell'operato e per chiedere il rigetto dell'istanza avanzata dagli eredi dell'uomo che è venuto a mancare. L'udienza si terrà giorno 6 e l'Asp - con il commissario straordinario Giulio Giorgio Santonocito - ha già deciso di affidare l'incarico di difesa e rappresentanza dell'ente ad un avvocato esterno.

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