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La stanza incendiata

La stanza incendiata

Minaccia di morte gli operatori e incendia la comunità accoglienza

Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco. Il minorenne è stato identificato dai poliziotti: si tratta di un tredicenne, quindi non è imputabile

Pare che da giorni chiedesse d’essere accompagnato in centro per riprendere il telefono cellulare che aveva portato a riparare. Per un motivo o per un altro, gli operatori della comunità d’accoglienza per minori difficili non erano riusciti ad accontentarlo. Giovedì pomeriggio, la nuova richiesta. E quando ha visto temporeggiare, perché appunto gli operatori erano impegnati in altro, il ragazzino sarebbe, all’improvviso, andato in escandescenze. Avrebbe offeso e minacciato di morte tutti o quasi gli operatori presenti nella struttura e avrebbe appiccato il fuoco in una stanza. Nella comunità si sono registrati dunque momenti di grande apprensione. Subito è stato lanciato l’Sos e, nella parte a valle di Agrigento, si sono precipitati i vigili del fuoco del comando provinciale e le pattuglie della sezione Volanti della Questura.

Tutti – pompieri e agenti della polizia di Stato - hanno, subito, garantito l’incolumità degli ospiti e degli operatori della struttura procedendo ad una tempestiva evacuazione dei presenti.

I pompieri, idranti alla mano, hanno poi naturalmente spento l’incendio e hanno messo tutto in sicurezza. I poliziotti si sono, invece, occupati di ricostruire e fare piena chiarezza sull’accaduto e di identificare il presunto responsabile del danneggiamento. Ad andare in escandescenze sarebbe stato un tredicenne, un ragazzino dunque non imputabile. L’episodio verrà, ed è inevitabile che accada, segnalato al magistrato del tribunale per i minorenni di Palermo.
Gli operatori della comunità che sarebbero stati minacciati di morte e offesi potranno, entro i termini di querela, formalizzare una denuncia a carico del ragazzino che, comunque, appunto, non è imputabile.
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