Proiettile e minacce di morte per il procuratore Patronaggio e i suoi tre figli

La busta, regolarmente affrancata, contenente la cartuccia, è arrivata direttamente sulla scrivania del magistrato. Le indagini saranno coordinate dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta. Convocato un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura

Il procuratore capo Luigi Patronaggio

Un proiettile, di piccolo calibro, con minacce di morte per il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e per i suoi tre figli sono arrivate in Procura ad Agrigento. Sulla scrivania del procuratore capo è arrivata una busta regolarmente affrancata, all'interno della quale vi era il proiettile. Non vi sarebbero sigle e tutto sembrerebbe essere riconducibile - fatto in maniera "casareccia" - ad ambienti politici. 

Le indagini saranno coordinate dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta. "Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e ai tuoi 3 figli" - questo il contenuto della lettera accompagnata da un proiettile calibro 6,35 
nascosto tra due bustine, forse di zucchero, per passare i controlli al metal detector. 

Non è la prima volta che accade. A metà dello scorso settembre, una lettera - con minacce di morte e un proiettile da guerra - era stata recapitata al quinto piano di via Mazzini, sede della Procura della Repubblica di Agrigento. Il destinatario della lettera era il procuratore capo Patronaggio. In quella lettera si faceva riferimento al caso Diciotti e, dunque, all'inchiesta - partita da Agrigento - sul ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Inchiesta "Diciotti", minacce di morte e un proiettile di guerra al procuratore capo Patronaggio

Anche allora la Procura di Caltanissetta, competente per territorio, aprì un fascicolo d'inchiesta e delle indagini si occuparono carabinieri e polizia. Quella precedente lettera di minacce e il proiettile da guerra - nonostante non siano mai arrivate conferme istituzionali al riguardo - parve, allora, che potesse essere arrivata, ad Agrigento, da ambienti paramilitari. 

Sui social in molti lo hanno chiamato "zecca rossa"

Esattamente per come era accaduto lo scorso settembre, il prefetto di Agrigento Dario Caputo ha convocato, per il pomeriggio di oggi, un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.

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