Muore dopo infezione dell'area chirurgica: chiesti 710 mila euro di risarcimento

La prima udienza si terrà il 15 settembre. L'Asp, per sostenere il corretto operato e ottenere il rigetto delle pretese avanzate, ha deciso di costituirsi in giudizio

Venne ricoverata in un istituto ortopedico (non è stato citato quale ndr.) per la rimozione, a causa di osteomielite, del chiodo endomidollare femorale. Sarebbe però "andata incontro ad una infezione dell'area chirurgica causa di uno sviluppo di stato settico con l'insorgere di turbe da coagulazione e insufficienza epatica acuta". Era il 27 dicembre del 2015 quando la donna veniva trasferita al pronto soccorso di un ospedale (non viene menzionato quale ndr.) da dove è stata dimessa il 21 gennaio del 2016 visto "le gravi condizioni cliniche e la scarsa risposta alle terapie". La donna è poi morta il 25 giugno del 2016.

Nell'ottobre del 2018, gli eredi della donna hanno chiesto il risarcimento "danni subito in relazione a quanto avvenuto nel luglio del 2015 quando la paziente era in cura, in regime ambulatoriale, al presidio ospedaliero di Agrigento per una tumefazione dell'anca sinistra". Lo scorso maggio, gli eredi hanno chiesto al tribunale di Palermo, previa nomina di un consulente tecnico e tentativo di componimento della lite, di accertare e dichiarare il ruolo causale o concorsuale delle condotte colpose poste in essere dai sanitari dell'Asp di Agrigento e dell'istituto ortopedico. La richiesta di risarcimento danni è di 710 mila euro e l'udienza è stata già fissata al 15 settembre. 

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"All'esame della documentazione sanitaria e delle relazioni pervenute non sono emerse responsabilità a carico dei sanitari che hanno prestato le cure alla signora" - scrive l'azienda sanitaria provinciale di Agrigento - . L'interesse dell'Asp è quello di costituirsi nel giudizio per sostenere il corretto operato e ottenere il rigetto delle pretese avanzate. L'avvocato esterno all'ente, al quale affidare il procedimento, verrà nominato dal direttore generale.   

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