In memoria di Falcone, dai giovani parte un grido contro la mafia: "Agrigento è nostra"

Un lungo corteo ha attraversato il centro fino a piazza Aldo Moro. Davide Amato, rappresentante della Consulta, ha ricordato la figura di Peppino Impastato e ha invitato tutti a manifestare, davvero, la volontà di cambiamento e di contrasto

Un momento della marcia per la legalità

Agrigento scende in piazza per dire "no" ad ogni forma di violenza e criminalità, nel nome di Giovanni Falcone. A 26 anni dalla morte del magistrato, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della sua scorta, un lungo serpentone di istituzioni e alunni di diverse scuole agrigentine ha attraversato il centro città per radunarsi poi in piazza Aldo Moro, nel nome della legalità e nelle convinzione, fin troppo chiara ultimamente, che però la lotta ai fenomeni di sopraffazione e controllo mafioso non è solo una questione di parole.

Un corteo festoso che ha raggiunto in una ventina di minuti l'area sotto la Prefettura, dove sono stati eseguiti l'inno di Mameli e l'inno alla Gioia.

VIDEO - Firetto: "Parlare di mafia non fa più paura"

Sul palco si sono susseguiti i rappresentanti della Consulta studentesca e poi il prefetto Dario Caputo, il vicario generale monsignor Melchiorre Vutera (intervenuto in vece del cardinale Francesco Monteenegro), il provveditore agli studi Raffaele Zarbo e il sindaco di Agrigento Lillo Firetto. Accanto a lui diversi primi cittadini della provincia.

Nelle parole di tutti, la convinzione che la mafia, proprio come diceva Falcone, in quanto fenomeno umano sarà destinato ad una fine, ma, anche, che solo con l'impegno giornaliero da parte di tutti, questo potrà avvenire. "Iniziative come quelle di stamattina - ha detto il sindaco - non servono a fare retorica, ma a tenere desta l'attenzione su dove dobbiamo andare e su quale deve essere il futuro soprattutto dei nostri figli".

E se Davide Amato, rappresentante della Consulta, ha ricordato la figura di Peppino Impastato, il suo invito a tutti a manifestare, davvero, la volontà di cambiamento e di contrasto al fenomeno mafioso è stato ripreso anche negli altri interventi, in primis quello del prefetto Caputo, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto da parte di chi ha posizioni di responsabilità ad avere "atteggiamenti di vita e comportamenti quotidiani" che testimonino la legalità.

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Anche l'Opi - Ordine professioni infermieristiche di Agrigento era presente alla "Marcia per la Legalità". A rappresentare il Consiglio dell'Ordine sono stati i revisori Luigi Galiano, Salvatore Terrana e Calogero Vella. "Legalità e onestà sono valori irrinunciabili in qualunque ambito - ha detto il presidente dell'Opi Agrigento, Salvatore Occhipinti, impossibilitato a partecipare per impegni lavorativi -. E sono di certo un 'vessillo' di cui la nostra categoria intende fregiarsi operando in un settore tanto delicato e importante quanto quello della salute pubblica". 

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