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"Trattenimento a bordo è stato una tortura", il caso Diciotti approda alla Corte europea

L'associazione italo tedesca "Bordeline" chiede che l'Italia venga condannata per avere violato gli articoli della convenzione

Il caso della nave Diciotti approda alla Corte europea dei diritti dell'uomo. L'associazione italo-tedesca "Bordeline Europe" ha presentato un ricorso, nell'interesse di due migranti "trattenuti" per settimane a bordo del pattugliatore, chiedendo la condanna dell'Italia per avere violato alcuni articoli della convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Nel ricorso, firmato dagli avvocati Antonella Mascia, Leonardo Marino, Germana Graceffo e Sebastiano Papandrea, viene denununciata la violazione degli articoli che sanciscono "il diritto a un trattamento umano e non degradante" e quello che "assicura la facoltà di conferire con i propri difensori per tutelare i propri diritti". Secondo i legali, l'avere trattenuto i migranti, "in condizioni fisiche e psicologiche precarie", a bordo della Diciotti, dal 16 al 24 agosto, ha rappresentato un trattamento equiparato a "tortura e trattamento degradante". 

L'associazione sottolinea che i migranti "sono stati privati della libertà personale nonostante le torture fisiche subite prima dello sbarco". I tre avvocati dell'associazione aggiungono: "I diritti garantiti dalla convenzione sono stati violati anche perchè non è stato consentito ai migranti di contestare la loro posizione davanti all'autorità giudiziaria". Se il ricorso dovesse superare il "filtro" dell'ammissibilità, la Cedu dovrà decidere se condannare l'Italia per avere violato i principi sanciti dalla convenzione. 

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