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Cronaca

"Ecco come sono riusciti a truffare mezza Sicilia", capitano racconta inchiesta in aula

L'ex comandante della tenenza di Favara, Gabriele Treleani, ha svelato i retroscena dell'inchiesta "Colpo di fulmine"

“Il principale procacciatore di clienti e coordinatore degli affari della banda era Benedetto La China, ogni occasione era buona per truffare. I fornitori gli davano credito perché erano molto convincenti, avevano uffici sparsi per mezza Sicilia e si promuovevano attraverso un sito internet”.

Il capitano dei carabinieri Gabriele Treleani, ex comandante della tenenza di Favara, ha raccontato in aula le indagini che hanno portato all'operazione “Colpo di fulmine” che avrebbe sgominato un giro di maxi truffe a ditte e multinazionali di mezza Italia attraverso le insegne di una fantomatica confederazione. Nel processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, sono imputati in quindici. I reati contestato sono l'associazione a delinquere, la truffa e la ricettazione.

Secondo l’accusa, sostenuta al processo dal pubblico ministero Alessandra Russo, utilizzando carta intestata falsa della Regione, si sarebbero finti componenti di una fantomatica confederazione e in questo modo sarebbero riusciti a truffare numerosi fornitori facendo arrivare materiale per oltre due milioni di euro che poi non veniva pagato. “Si presentavano come Confartigianato europeo o Federazione della Confartigianato e avevano sedi ad Agrigento, Favara e Delia, – ha aggiunto Treleani – acquistavano merce in numerosi negozi e poi sparivano al momento di pagare”.

 

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