"Frode processuale e falsità ideologica in certificati", al via il processo

A decidere l’approfondimento dibattimentale, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Elenia Manno, è stato - all'inizio di ottobre 2019 - il giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco

Il tribunale di Agrigento

Riprende mercoledì, davanti al giudice Quattrocchi del tribunale di Agrigento, il processo nei confronti del medico Carmelo Amato, 68 anni, e dell’agrigentino Angelo Iacono, 53 anni. I due imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Scozzari e Giuseppe Sodano, sono accusati di frode processuale e falsità ideologica in certificati. La vicenda risale al 13 novembre del 2013 e scaturisce dalla denuncia presentata da un familiare di Iacono. I due imputati, secondo la Procura, avrebbero prodotto un certificato medico falso - datato 21 giugno 2006 - nell’ambito di un procedimento civile finalizzato ad ottenere la dichiarazione di nullità dell’atto pubblico di vendita, “per incapacità dell’alienante”, della madre di Iacono.

 Falso certificato per riappropriarsi di un appartamento, due rinvii a giudizio

La vicenda in un primo tempo favorevole ad Angelo Iacono, lo vedeva vincitore in primo grado ottenendo una sentenza di annullamento dell'atto pubblico, la restituzione di tutti i beni immobili venduti dalla madre e il ristoro delle spese legali. La parte offesa, privata di tutti i beni che aveva acquistato: casa e terreni, si rivolgeva, allo studio legale degli avvocati Alfonso Tuttolomondo e Letizia Saia, i quali "esaminando attentamente i certificati medici riscontravano che il timbri collocati dal medico Amato sia nel certificato del 2006 che in quello del 2013 risultavano avere - hanno ricostruito i due legali - le stesse sbiaditure, circostanza alquanto stana per due timbri che avrebbero dovuto essere stati messi a distanza di circa 7 anni. Entrambi i certificati medici, datati 2006 e 2013, recavano lo stesso nuovo indirizzo del dottor Amato Carmelo, circostanza ritenuta impossibile - prosegue la ricostruzione degli avvocati Tuttolomondo e Saia - in quanto Amato si era trasferito solo nel 2011 nel nuovo studio e pertanto era impossibile che il certificato del 2006 potesse recare anche la via del nuovo studio medico. Tali circostanze hanno consentito ai legali di far ribaltare totalmente la sentenza di appello che ha restituito gli immobili al legittimo proprietario, oggi costituti parte civile contro i due imputati". 

A decidere l’approfondimento dibattimentale, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Elenia Manno, è stato - all'inizio di ottobre 2019 - il giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco. 

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