Virus e "fase 2", caccia alle mascherine: "In Sicilia ne servono 25 milioni al mese"

Il capo della Protezione civile siciliana Calogero Foti: "Quelle arrivate dalla Cina basteranno per 10-15 giorni". Tanti i progetti i privati, tre quelli finanziati da Invitalia

Sars-Cov-2, tamponi, lockdown, distanziamento sociale, restrizioni. Sono alcuni dei termini che in qualche modo siamo stati costretti a imparare negli ultimi due mesi di "guerra" alla pandemia del Coronavirus. Ciò che appare più difficile quanto indispensabile è l'idea di abituarsi all’utilizzo delle mascherine. Ci sono quelle sanitarie, quelle chirurgiche, le Ffp2 e le Ffp3. "In Sicilia - spiega il dirigente responsabile della Protezione civile, Calogero Foti - abbiamo fatto una stima: servono circa 25 milioni di dispositivi al mese. Con il cargo arrivato dalla Cina potremo tirare avanti per circa due settimane ancora ma abbiamo avviato i colloqui per i prossimi acquisiti in Sicilia. E in ogni caso bisognerà pensare anche alla ‘fase 2’, alle nostre 'nuove' abitudini e alle necessità di approvvigionamento. Ci faremo trovare pronti".

Tra i vari decreti di marzo firmati dal premier Giuseppe Conte è stata prevista la produzione in deroga di mascherine, stabilendo quali dovessero finire sui volti di medici e infermieri (quelle chirurgiche), quali andassero destinate a quelle aziende in cui non è possibile mantenere le distanze di sicurezza tra i lavoratori e quali alla popolazione (i dispositivi di protezione individuale). Per le prime è previsto un passaggio all’Iss, l’Istituto superiore della sanità, che entro tre giorni dalla data di autocertificazione dell'azienda deve rispondere con un parere tecnico sulle caratteristiche del prodotto, stabilendone la tipologia e la corrispondenza alle norme. Per le seconde invece la trafila è la stessa mentre l’interlocutore giusto è l’Inail, l’Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

Iss, dalla Sicilia accettate solo 12 istanze

Ad oggi su oltre 700 istanze presentate all’Istituto superiore di sanità per la produzione di mascherine chirurgiche, ovvero quelle che proteggono chi la indossa e chi gli sta attorno, ne sono state accolte solo 12. Complessivamente dalla Sicilia sono arrivate in tutto 30 richieste. "Diciassette - fanno sapere dall’Iss con dati aggiornati al 22 aprile - hanno avuto esito non favorevole, 9 parere favorevole per la produzione (in attesa dell’invio dei rapporti delle prove svolte sui prodotti), una ha ottenuto parere favorevole alla produzione e alla commercializzazione, 3 sono in lavorazione”. L’unica iniziativa pronta con tanto di “bollino” dell’Iss è quello delle mascherine “Accura”, un’idea nata dai dipartimenti di Economia e Tecnologie biologiche e chimiche dell’università di Palermo che hanno coinvolto alcuni privati in un progetto di riconversione.

Per favorire progettazione, realizzazione e commercializzazione dei dispositivi la Protezione civile regionale ha pubblicato un formulario - a cura degli ideatori di "Accura", i professori Gioacchino Fazio e Gennara Cavallaro dei due dipartimenti universitari - in cui viene spiegato passo per passo la procedura da seguire ("Come ottenere l’autorizzazione a produrre e commercializzare mascherine chirurgiche in 4 step") in maniera tale da fornire un supporto a tutte quelle aziende che volessero cimentarsi nell’impresa. Il decreto #CuraItalia ha previsto inoltre alcuni incentivi per la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale stanziando 50 milioni per le aziende che intendessero ampliare o riconvertire la propria attività in virtù dell’emergenza pandemia.

#CuraItalia, finanziati i progetti di tre aziende siciliane

Delle 623 domande presentate (dato aggiornato alle 8 del 23 aprile) solo tre sono arrivate da aziende siciliane che hanno ricevuto complessivamente 2.335.000 milioni per investimenti e 1.675.000 come agevolazioni. Fra queste non c’è il progetto “Accura”, considerato non realizzabile ma già certificato e avviato. Due istanze sono quelle delle aziende Enbiotech srl di Palermo (investimento da 1.075.000 euro per l’ampliamento di cui 805 mila di finanziamento agevolato) che dovrà produrre 3.500 kit diagnostici al giorno e la Parmon spa di Catania (per un progetto di riconversione da 960 mila euro-720 mila) che invece avrà il compito di realizzare 300 mila mascherine ogni 24 ore. Manca il nome della terza società che sarà reso pubblico solo dopo l’accettazione formale dell’incentivo garantito da Invitalia.

Enbiotech: "Kit diagnostici con esame Covid-19 in 35 minuti"

L’azienda palermitana Enbiotech si occuperà della produzione di kit diagnostici per una diagnosi rapida per il Coronavirus. "Siamo l’unica azienda siciliana - spiega l’amministratore unico Cosimo Manzo - a commercializzare questi kit che saranno destinati ai centri ospedalieri specializzati. Ancora non abbiamo iniziato ma dal 20 maggio saremo pronti e contiamo di raddoppiare la produzione. Il nostro kit peserà meno di un chilo, starà in una mano e consentirà di avere una risposta per verificare il contagio da Covid-19 in 35 minuti, con un’attendibilità non inferiore al 95%. Al momento il nostro interlocutore è la Protezione civile ma abbiamo avviato il dialogo con gli ospedali. Non è prevista la vendita a privati e pensiamo di riuscire a mantenere il costo di ogni kit sotto il 25 euro".

Da salvaslip a mascherine, la riconversione di Parmon

La prima delle circa 560 mila mascherine prodotte dall’azienda di Belpasso (Catania) è stata “sfornata” lo scorso 7 aprile. “Abbiamo ottenuto la certificazione Ce perché - spiega Giuseppe Fronterrè - la nostra è stata una scelta che durerà nel tempo, a prescindere dall’epidemia”. La Parmon si era rivolta in un primo momento all’Iss che aveva negato il parere al prototipo presentato. "Nel frattempo - prosegue Fronterré - ci siamo mossi e abbiamo passato indenni tre controlli del Nas dei carabinieri. Le nostre sono un dispositivo medico di classe 1 che saranno fornite alla Protezione civile nazionale e destinate, almeno in prima battuta, a forze dell’ordine e sanitari negli ospedali".

Meccatronica, presentato progetto alla Regione da 12 milioni

Un’altra realtà ad essere entrata in questo panorama è il Distretto produttivo di meccatronica della Regione Siciliana che, nonostante gli annunci, ancora non avrebbe messo in cassaforte il parere positivo. L’Iss ha infatti bocciato il prototipo presentato da una azienda catanese che rientra nel Distretto mentre resta in piedi e in attesa di responso il progetto presentato dalla Modart di Flavia Pinello, autorizzata alla produzione in attesa di consegnare tutta la documentazione a supporto dell’autocertifcazione. "Abbiamo interconnesso - spiega il presidente Antonello Mineo - aziende per produrre gel igienizzanti, visiere 3D e mascherine".

Nei giorni scorsi l’ingegnere Mineo, racconta, ha presentato un progetto all’assessorato regionale Attività produttive: "L’obiettivo è quello di produrre per un anno tutto ciò che servirà agli ospedali Covid per affrontare l’emergenza". Si tratta di "un’idea intrigante", come la definisce l’assessore Mimmo Turano: "Stimo e apprezzo Mineo - dice l'assessore - con la sua capacità di coltivare l’idea e mettere insieme in un’unica filiera l’elettronica e l’innovazione. Ha fatto un grande lavoro di cui la Regiona ha bisogno, noi però non siamo un ente finanziatore quindi è necessario ricorrere ad avvisi di evidenza pubblica".

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