Sì ai funerali e no alle messe, vescovi infuriati col governo: "Violata la libertà di culto"

Durissima presa di posizione della Cei dopo la decisione del governo di non aprire le messe ai fedeli nella fase 2 dell'emergenza coronavirus. La presidenza del Consiglio: "Studieremo un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in sicurezza"

Sarà possibile tornare a celebrare i funerali, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti (non più di 15 persone), ma per riprendere le messe bisognerà ancora attendere. Lo ha annunciato Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo l'incontro della cabina di regia in cui il premier - insieme al ministro della Salute Roberto Speranza e a quello degli Affari regionali Francesco Boccia - ha illustrato ai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali le principali novità della fase 2 per il contenimento dell'epidemia di coronavirus inserite nel nuovo Dpcm.

E c'è una durissima presa di posizione della Cei (Conferenza episcopale italiana) dopo la decisione del governo di non aprire le messe ai fedeli nella fase due dell’emergenza coronavirus. "I Vescovi italiani - scrive la Cei in una nota - non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale".

Nella nota, i vescovi ricordano le parole impegnative che erano state espresse da parte del governo per una ripresa del culto nella fase due: "...'Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto...'": le parole del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nell’intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire arrivavano dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della Cei, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio. Un’interlocuzione nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria".

"Un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che - nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia - la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale. Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo", denuncia con forza la Cei. "Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia", rivendicano i vescovi italiani.

La Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della Cei e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal presidente Conte. Già nei prossimi giorni - si legge in una nota - si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza.

Avvenire: "Una ferita incomprensibile e ingiustificabile"

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"Sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no". Lo scrive in un editoriale il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che sul tema fede e fase 2 parla di una "ferita incomprensibile e ingiustificabile".

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