Coronavirus, l'esperto: "Numero dei contagi salirà, lontano un ritorno alla normalità"

Il docente di malattie infettive dell'università, Antonio Cascio, analizza i dati relativi alla diffusione del Covid-19 in Sicilia: "Nei prossimi 10 giorni verranno fuori i casi di chi si è ammalato prima del blocco. Il caldo? Poco probabile possa servire concretamente a debellare il virus"

Il numero dei contagiati da Covid-19 potrebbe aumentare nei prossimi giorni e ciò che un po' preoccupa il professore Antonio Cascio, docente di Malattie infettive e tropicali all’università di Palermo, è soprattutto il dato legato ai pazienti ricoverati in terapia intensiva. E' molto difficile ipotizzare un rapido ritorno alla normalità ed è anche poco probabile che l’avvicinarsi della bella stagione possa servire concretamente a debellare la malattia. Probabilmente ci si dovrà abituare all'uso delle mascherine.

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Ieri a mezzogiorno erano 213 i positivi in Sicilia, oggi sono 237. Cosa ci dice questo numero sull’andamento dell’epidemia?
“Il problema è che questi sono i casi accertati perché i pazienti sono stati sottoposti al test, ma sappiamo che ci sono persone asintomatiche ed altre che, pur avendo un po’ di tosse e di febbre, non hanno fatto il tampone. Più test si fanno e più vengono fuori i contagiati e cresce il numero dei positivi. Secondo me, ora è proprio questo che occorre fare, quanti più controlli possibili, in modo da individuare i malati e metterli in isolamento”.

E’ possibile fare una stima sull’evoluzione della malattia?
“Occorre essere cauti e ci auguriamo che le misure poste in essere la settimana scorsa per evitare il contagio funzionino, che i numeri si mantengano bassi. Il timore è però che possano crescere invece, seguendo il trend di altre regioni dove l’epidemia si è diffusa prima”.

Perché crescere?
“Perché teoricamente nei prossimi dieci giorni circa dovrebbero venire fuori tutti i casi di contagio precedenti al blocco, considerando che il virus può avere un periodo di incubazione anche di 15 giorni”.

Qual è il dato che più la preoccupa?
“Quello legato al numero dei pazienti in terapia intensiva che ieri erano 20 e oggi sono 28. Perché è per questi casi più gravi che le strutture sanitarie potrebbero non reggere, per via di una carenza di medici e attrezzature. In Sicilia abbiamo 360 posti in terapia intensiva, bisogna sperare che le misure adottate consentano davvero di diluire l’epidemia nel tempo”.

Sul numero dei malati più gravi è possibile fare delle stime?
“Non è facile perché ci sono in gioco molte variabili e bisogna essere quindi molto prudenti. Le stime possono essere ottimistiche o pessimistiche: per il momento possiamo basarci su ciò che è accaduto per esempio in Piemonte, dove il virus si è diffuso prima. Il 5 marzo lì i malati in terapia intensiva erano 18, oggi sono 193. In Sicilia oggi ne abbiamo 28, seguendo quel trend, tra 10 giorni dovrebbe arrivare a circa 200...”.

Ieri in Lombardia, come è stato comunicato dalla Protezione civile, il numero dei morti è lievemente diminuito. Si può interpretare questo dato come un segnale positivo?
“Direi di no, le variazioni da un giorno all’altro non hanno una grande rilevanza. E’ necessario un arco di tempo più ampio per fare delle valutazioni”.

Antonio Cascio-3

Tornando in Sicilia, c’è una spiegazione particolare al fatto che a Catania ci siano molti più casi (erano 96 ieri per l’esattezza), rispetto a Palermo (che ne contava sempre ieri 37)?

“No, direi che è solo una questione di sfortuna, se vogliamo chiamarla così. Si pensi al caso di Codogno: perché proprio lì? Semplicemente forse a Catania c’è stato un numero maggiore di persone che si sono spostate prima del blocco e il contagio è stato dunque facilitato”.

Qualcuno sostiene che l’aumento delle temperature e l’arrivo della stagione calda possano servire a bloccare l’avanzare della malattia. Lei cosa ne pensa? Il clima può davvero aiutarci?
“Non credo, se non in minima parte. Ricordiamoci che il virus trova il suo ambiente ideale nel corpo umano ad una temperatura di circa 37 gradi, dunque in un contesto caldo”.

L’unica soluzione è davvero quella di stare chiusi in casa evitando al massimo i contatti con gli altri?
“Per limitare il contagio sì, ma ciò che dobbiamo sperare per combattere la malattia è che si trovino farmaci sempre più efficaci e che nel più breve tempo possibile venga messo a punto un vaccino”.

Dalle sue considerazioni, purtroppo, si capisce che il ritorno alla normalità non sarà poi così vicino. Si può ipotizzare che tra un paio di mesi il peggio sarà passato?
“Temo purtroppo che questo virus ormai ci sarà sempre, come quello legato all’influenza, ed è per questo che è fondamentale trovare la cura. Penso che per capire cosa ci aspetta occorra guardare alla Cina, dove oggi, a diversi mesi dall’epidemia, si sta lentamente ripartendo e dove tutti però indossano le mascherine”.

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