Commissariamento dell'Ati idrico, chieste le dimissioni del presidente Valenti

Stoccata dei confederali: "La politica trova comodo schivare le responsabilità della scelta che adesso competono al solito commissario ad acta. Questo sottrarsi al proprio ruolo di suprema rappresentanza degli interessi della collettività stride con il mandato elettorale"

Commissariamento dell'Ati idrica di Agrigento per mancato aggiornamento del piano d’ambito dovuta alla mancata approvazione da parte di 15 consigli comunali dello statuto dell’azienda speciale consortile. Il centro studi e di cultura polica Alcide De Gasperi chiede le dimissioni del presidente dell'Ati, il sindaco di Sciacca Francesca Valenti. I confederali, con i segretari generali: Alfonso Buscemi, Emanuele Gallo e Gero Acquisto, esprimono invece stupore e parlano di "una politica che sta perdendo di vista il significato del suo vero ruolo". Intanto, nella serata di ieri, il consiglio comunale di Naro ha approvato lo statuto dell'azienda consortile. 

Commissariamento Ati, il consiglio direttivo: "Indispensabile per andare avanti"

I confederali: "Cosa ci stanno a fare i politici?"

"Nel settembre dello scorso anno – hanno scritto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - sembrava tutto potesse filare liscio. L’assemblea territoriale idrica di Agrigento sceglieva all’unanimità di puntare sulla società consortile per la gestione del servizio idrico integrato. Invece parecchi consigli comunali hanno brillato per inadempienza non approvando lo statuto del nuovo organismo e bloccando così il nuovo corso. La politica trova comodo schivare le responsabilità della scelta che adesso competono al solito commissario ad acta. Questo sottrarsi al proprio ruolo di suprema rappresentanza degli interessi della collettività stride con il mandato elettorale che i cittadini conferiscono agli eletti con il voto ad ogni tornata elettorale. Non è peregrino chiedersi cosa ci stiano a fare i politici se non producono atti certi e nei tempi dovuti. Cosa ci stiano a fare se non determinano le condizioni affinché i loro territori possano prosperare riducendone il peso delle difficoltà quotidiane. La vicenda dell’Ati agrigentina - sottolineano Buscemi, Gallo e Acquisto - rivela un attenuato senso di responsabilità ai tavoli del confronto. Un anno non è bastato per fare sintesi su di un provvedimento strategico, quale il nuovo sistema di gestione del servizio idrico, che mette a repentaglio importanti risorse economiche. I fondi disponibili rischiano seriamente di andare persi dando un colpo all’efficienza al processo di erogazione idrica nonché all’economia locale che può avere una boccata di ossigeno dai lavori pubblici".

"Il sindaco Valenti si dimetta dalla presidenza Ati"

"Non possiamo che constatare il fallimento del Consiglio direttivo dell’Ati di Agrigento, e segnatamente della presidenza dell’Ati, in persona del sindaco di Sciacca, Francesca Valenti - ha scritto invece il presidente dell’associazione 'Alcide De Gasperi', Stefano Antonio Scaduto, - .  Il rischio che l’Ati idrica di Agrigento fosse commissariata per incapacità di scegliere tempestivamente la futura modalità di gestione del servizio idrico integrato e di completare tempestivamente la lunga procedura era già visibile un anno fa, ascoltando gli interventi del sindaco di Sciacca, presidente dell’Ati idrica, in occasione della seduta aperta del consiglio comunale aperto di Sciacca. In quella sede infatti, appena un anno fa, il sindaco di Sciacca non fu in grado di chiarire - prosegue Scaduto - quale fosse la sua posizione a proposito delle due opzioni rimaste in campo per la futura gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento: se fosse a favore della gestione con società per azioni a totale partecipazione pubblica, o se fosse a favore della gestione tramite un’azienda speciale consortile. Una volta operata dall’Ati la scelta in favore dell’azienda speciale consortile, spettava al Consiglio direttivo dell’Ati correre e compiere tutti i passi per fare approvare lo statuto dell’azienda speciale consortile a tutti i Comuni della provincia. Ma la presidenza Ati, anziché mettersi a correre, è stata lentissima, tanto da meritare una diffida da parte della Regione Siciliana, rispetto alla quale la presidenza dell’Ati ha risposto risentita, affermando che non meritava affatto la diffida. Come è noto la diffida era stata data come avvertimento per accelerare i tempi. E invece l’Ati non ha accelerato, e ne è prova il fatto incontestabile che a Sciacca, il Comune guidato dalla presidente dell’Ati, la proposta per l’approvazione dello statuto dell’azienda speciale consortile è stata portata al consiglio comunale oltre il termine del 31 maggio 2020 stabilito per paradosso dalla stessa presidente dell’Ati in una sua diffida ai vari Comuni. Un componente del Consiglio direttivo, La Rocca Ruvolo, ha riconosciuto con onestà intellettuale il fallimento del Consiglio direttivo dell’Ati ed ha annunciato - continua la ricostruzione dell'associazione 'Alcide De Gasperi' - le sue dimissioni dallo stesso, benché il Comune dalla stessa amministrato abbia approvato tempestivamente lo statuto della consortile. Quando il consiglio direttivo di un organismo pubblico fallisce perché un organo superiore ne decide il commissariamento, il primo a dover rispondere di tale fallimento è chi lo ha presieduto. Pertanto chiediamo, per il principio di responsabilità, che - conclude Stefano Antonio Scaduto - il sindaco di Sciacca si dimetta dalla presidenza dell’Ati. Il commissariamento della Regione Siciliana nei confronti dell’Ati idrica di Agrigento, seppure rispetto ai compiti specifici, ha certificato l’incapacità del nostro sindaco a guidare l’Ati idrica di Agrigento.

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Il Consiglio di Naro approva lo statuto 

L’approvazione, ieri sera, è avvenuta all’unanimità ed è stata preceduta dalla relazione introduttiva del sindaco Maria Grazia Brandara che ha difeso l’acqua pubblica, ha criticato la gestione del consorzio acquedottistico Tre Sorgenti ed ha parlato anche della sorgente d’acqua di Luchicello in territorio di Naro. L’assessore al Servizio idrico integrato, Lillo Burgio, ha illustrato la proposta deliberativa, specificando che la partecipazione all’azienda consortile da parte del Comune di Naro avverrà con una quota proporzionale al numero di abitanti ed aggiungendo che (grazie a questa azienda) la gestione del servizio idrico  tornerà ad essere pubblica e non più privata come con Girgenti Acque. Per la minoranza sono intervenuti il capogruppo consiliare  Vincenzo Giglio e il consigliere Calogero Licata, il quale -tra le altre cose- ha lanciato l’idea di riunire i consiglieri dei Comuni di Naro, Grotte, Racalmuto e Castrofilippo (penalizzati sia nell’assegnazione dei quantitativi d’acqua, inferiori a quelli dovuti, sia per i continui guasti e rotture degli impianti acquedottistici del Tre Sorgenti) per manifestare le proprie rimostranze presso la sede  dello stesso consorzio Tre Sorgenti. “Sono contenta che il consiglio comunale nella sua interezza, senza distinzione tra posizioni di maggioranza e di minoranza, abbia approvato lo statuto della costituenda società consortile per la gestione del servizio idrico integrato, dando prova di responsabilità e mostrando senso del dovere - ha dichiarato Maria Grazia Brandara - . Auspico che le procedure possano essere velocizzate, nonostante i comuni di Camastra e di Sambuca di Sicilia abbiano presentato ricorso giurisdizionale amministrativo, per pervenire il più presto possibile alla gestione pubblica dell’acqua. Confido di avere, per  Naro, acqua in abbondanza, di buona qualità e a canone equo. Questo è l’obiettivo del sindaco, della Giunta e del consiglio comunale. Un obiettivo comune importante, sul quale lavorerò con costanza e tenacia. Un obiettivo che sono certa raggiungeremo”.

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