Il primo maggio al tempo del Covid, la Cgil: "Siamo preoccupati per gli effetti della crisi"

Il segretario Buscemi spiega che si teme una "moria" dei posti di lavoro e una situazione complessiva di impoverimento del territorio

Alfonso Buscemi

Sarà un primo maggio inedito quello che si vivrà oggi, non solo perché le piazze rimarranno vuote, ma anche perchè le prospettive del futuro del mondo del lavoro oggi appaiono fosche.

“Certamente siamo preoccupati intanto prioritariamente per le questioni che riguardano l’occupazione – spiega il segretario provinciale della Cgil Alfonso Buscemi -. Tante aziende stanno soffrendo e tante altre andranno in sofferenze nei prossimi mesi perché non basta certamente riaprire per risolvere tutto. Questo perché non solo sarà complesso ripartire due mesi di fermo da un punto di vista logistico-tecnico dato che tutti gli spazi dovranno essere riattrezzati alla luce delle nuove regole in termini di sicurezza. Molti sono già al lavoro, altri lo faranno nelle prossime settimane in vista della ripartenza a giugno, ma è evidente – continua – che andare a riadattare tutto prevedendo il distanziamento sociale, le barriere in plexiglass eccetera non sarà di poco conto e non sarà gratuito. Temiamo che molti non ce la faranno a riprendere, ma anche perché bisognerà capire quanto queste riaperture si potranno concretamente tradurre in un’effettiva ripresa delle attività di vendita dei beni e servizi”.

Buscemi spiega che si teme una "moria" dei posti di lavoro e una situazione complessiva di impoverimento del territorio e della rete sociale, mentre è necessario alzare il livello dei controlli sul lavoro "smart".

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“Ci sono gli strumenti per poter effettuare i controlli - conclude -, ma dobbiamo ammettere che oggi vi è un numero adeguato di ispettori che controllino i cantieri in Sicilia e sono 20 anni che lo gridiamo. Oggi facciamo i conti con le morti bianche perché spesso la mancanza di controlli non spinge il datore di lavoro a investire sulla sicurezza”.

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