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Cronaca

Capitale della Cultura, come funziona: ecco perché non contano i disservizi

Alcune settimane fa è stata annunciata la volontà di tentare per la seconda volta la partecipazione al concorso bandito dal Mibact: ecco cosa dice il bando

Era già successo anni fa, quando si consumò il primo (vano) tentativo. Tutti infatti si chiedono e si chiedevano: una città come Agrigento, con problemi evidenti nella gestione del servizio di igiene ambientale, con le buche stradali, con tanti disservizi "cronici", può diventare Capitale Italiana della cultura?

La risposta, è sì.

Non un ragionamento "ottimista", il nostro, ma semplicemente una lettura anche abbastanza rapida del bando pubblicato dal Ministero dei Beni culturali (la cui struttura rimane sostanzialmente identica negli anni) che consente di apprendere che per giudicare quale centro può aggiudicarsi il tanto ambito titolo si tengono in considerazione: la coerenza del progetto presentato, la sua efficacia "come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale", la previsione di forme di cofinanziamento pubblico e privato, l'efficacia della struttura incaricata per lo sviluppo e l’attuazione del progetto, l'innovatività e capacità delle soluzioni proposte di fare uso di nuove tecnologie; la capacità del progetto di incrementare il settore turistico, anche in termini di destagionalizzazione; la realizzazione di opere e infrastrutture di pubblica utilità destinate a permanere sul territorio a servizio della collettività eccetera eccetera.

Come evidente, si tratta di un lavoro che ha poco di “poetico”, che non ha alcun riferimento alle condizioni "reali" di una città, e che punta tutto progetto di candidatura il quale, dice ancora il bando, "deve contenere e indicare: il progetto culturale, inclusivo del cronoprogramma delle attività previste, della durata di un anno; l’organo incaricato dell’elaborazione e promozione del progetto, della sua attuazione e del monitoraggio dei risultati, con l’individuazione di un’apposita figura responsabile; una valutazione di sostenibilità economico-finanziaria; gli obiettivi perseguiti, in termini qualitativi e quantitativi, e gli indicatori che verranno utilizzati per la misurazione del loro conseguimento”.

Certo è che rispetto al 2020, quando il leitmotiv furono i 2600 anni dalla fondazione di Akragas, bisognerà trovare un nuovo spunto per sostenere il progetto che, precisa ancora il Ministero della Cultura, deve sostenere la crescita turistica e culturale del territorio. Una proposta, ovviamente, da far finanziare. Intanto la “macchina” organizzativa non è effettivamente ancora partita, ma è stata quantomeno accesa. Nelle scorse settimane, in una deserta conferenza stampa al Consorzio universitario di Agrigento, è stato il presidente di Ecua Nenè Mangiacavallo, insieme al sindaco Franco Micciché e al presidente di Fai Agrigento Giuseppe Taibi ad annunciare appunto la volontà di costituire la struttura che dovrà occuparsi del dossier che servirà per sostenere la candidatura.

Con, o senza erbacce, buche stradali e disservizi.

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