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Gli indagati lasciano la caserma dei carabinieri di Villaseta

Gli indagati lasciano la caserma dei carabinieri di Villaseta

Rubò senza autorizzazione di Cosa Nostra e fu costretto ad inginocchiarsi e chiedere perdono

La Dda: "Assoluto ed incontestato è emerso essere il controllo della criminalità comune operante nel territorio del mandamento di Canicattì, frutto in primo luogo del vero e proprio terrore che i criminali da strada nutrono nei confronti dell'anziano capo mafia Calogero Di Caro"

Un pregiudicato - accusato dalla cosca d'aver commesso un furto "non autorizzato" da Cosa Nostra - è stato costretto ad inginocchiarsi e ad implorare pietà per sé e la moglie. Ad immortalarlo sono state le microspie dei carabinieri del Ros, che si sono occupati dell'inchiesta antimafia "Xydi" che stanotte ha permesso di eseguire 22 dei 23 fermi di indiziato di delitto voluti dalla Dda di Palermo. "Assoluto ed incontestato è emerso essere il controllo della criminalità comune operante nel territorio del mandamento di Canicattì, frutto in primo luogo del vero e proprio terrore che i criminali da strada nutrono nei confronti dell'anziano capo mafia Calogero Di Caro - è stato scritto dai magistrati della Dda di Palermo nel provvedimento di fermo - al cui cospetto un pregiudicato accusato di avere commesso un furto non 'autorizzato' da Cosa Nostra, è stato immortalato mentre si inginocchiava implorando pietà per sé e la propria moglie".

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Determinanti le intercettazioni 

"Il compendio investigativo raccolto in occasione delle riunioni è quello di centinaia di ore di intercettazioni (peraltro, nella quasi totalità, di rara chiarezza), ciascuna delle quali perfetta sintesi della dialettica mafiosa fatta di strategie, sussurri, sotterfugi, tragedie, mezze parole, alleanze, allusioni e doppiogiochismi - è stato ricostruito nel provvedimento di fermo - . Si tratta quindi di un materiale probatorio di eccezionale rilevanza, la cui analisi ha consentito di cogliere in diretta, e si ribadisce per circa due anni, origine ed evoluzione delle dinamiche interne a Cosa Nostra dalla viva voce di appartenenti all’associazione mafiosa dell’intera Sicilia, molti inediti ed altri già accertati come tali ma ancora pienamente operativi". Le intercettazioni sono state realizzate nello studio dell'avvocato Angela Porcello di Canicattì e in alcune autovetture in uso agli indagati. 

"È stato innanzitutto possibile ricostruire gli attuali interessi criminali ed assetti del mandamento di Canicattì che l’anziano ed autorevole capomafia Calogero Di Caro - scrivono i magistrati della Dda di Palermo - dirige (in ripetuta e costante violazione delle prescrizioni e restrizioni derivanti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari applicatagli, in ragione della sua età avanzata, in altro procedimento in cui è imputato) e che ha - prosegue la ricostruzione della Dda - negli uomini d’onore Giancarlo Buggea, Giuseppe Giuliana e Luigi Boncori i suoi esponenti di vertice incaricati, tra l’altro, di comporre un vero e proprio triumvirato per la gestione degli affari economici più importanti nei territori di Canicattì, Ravanusa e Campobello di Licata".

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