"Assunta per non fare nulla, era scambio di favori": ecco perchè sono stati condannati maresciallo e avvocato

I giudici hanno depositato le motivazioni del verdetto a carico del sottufficiale Antonio Arnese e dell'ex presidente di Ecap e Casa Amica al quale sono stati inflitti 2 anni per corruzione

Arnese e Valenza

“Cinque mesi in uno stanzino a non fare nulla”. Nel frattempo lo stipendio di 1.500 euro al mese arrivava regolarmente sul conto corrente, perché “l’assunzione fu decisa solo per uno scambio di favori e non perché ve ne fosse la minima esigenza”. Parole durissime – ed era immaginabile visto che era stata decisa la condanna – quelle usate dal giudice Giuseppe Miceli, presidente del collegio composto anche da Enzo Ricotta e Antonio Genna, che, nei giorni scorsi, ha depositato le motivazioni della sentenza del processo sul “caso Ecap”.

Lo scorso 30 gennaio il maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese, all’epoca dei fatti, nel 2012, comandante del nucleo Ispettorato del lavoro, e l’avvocato Ignazio Valenza, ex segretario dell’Ordine forense e presidente di due enti, sono stati condannati a due anni di reclusione per l’accusa di corruzione. Secondo i giudici, Valenza avrebbe barattato un controllo ispettivo “blando e lacunoso” all’istituto di formazione Ecap con l’assunzione della moglie di Arnese alle dipendenze di Casa Amica, altro ente presieduto dal professionista che in quegli anni faceva collezione di incarichi pubblici essendo anche segretario dell’Ordine forense e assessore comunale.

"Assunzione barattata con ispezione blanda", due condanne

“Nel corso dell’ispezione – scrive il giudice – ci sono ben 69 contatti telefonici mai chiariti fra Arnese e Valenza”. Lo stesso Valenza è stato assolto da altre imputazioni di calunnia, peculato e tentata estorsione connesse alla gestione del personale e non solo. “Nel corso del dibattimento – bacchetta il giudice Miceli – è emerso che tutti i dipendenti dell’Ecap, compresa la moglie di Valenza, sono stati assunti esclusivamente grazie alle proprie parentele ed amicizie. Circostanza che fa nascere non pochi dubbi sulla reale portata ed efficienza del servizio reso alla collettività”. Secondo il giudice, l’assunzione della moglie di Arnese fu decisa “non perché vi fosse alcuna utilità ma solo nell’ottica di uno scambio di favori”.

La circostanza viene motivata dal fatto che “per cinque mesi non svolse alcuna funzione”: il fatto di ricevere lo stipendio senza alcun incarico, peraltro, fu al centro di un contrasto fra la donna, che se ne lamentava, e il dirigente dell’istituto tanto che fu richiesto l’intervento di Valenza. Dal contenuto di alcune intercettazioni arriverebbe, secondo il giudice, “la piena confessione degli imputati”.

Col deposito delle motivazioni sia i difensori (gli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Giuliano Dominici) che la Procura potranno impugnare il verdetto nella parte a loro sfavorevole.

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