Sabato, 20 Luglio 2024
Capitale della cultura

"Nessun rischio di impoverire le casse del Comune, rispettate tutte le regole": ecco come Miccichè difende lo statuto di Agrigento 2025

Il sindaco ha reso nota la lettera con cui chiede ai revisori dei conti di tornare sui loro passi e rivedere la bocciatura della fondazione che rappresenta il primo passaggio della macchina organizzativa

"Non c'è stata alcuna violazione dei criteri di evidenza pubblica, nè sussiste il rischio di un depauperamento del patrimonio dell'ente". Il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, come annunciato sabato scorso, ha diffuso la lettera formale inviata dal dirigente del settore Affari legali del Comune, Antonio Insalaco, con cui chiede ai revisori dei conti di rivedere la propria posizione delle scorse settimane e, quindi, di non bocciare lo statuto della fondazione Agrigento 2025.

Agrigento 2025, ecco perché è stato bocciato lo statuto

Il dirigente di Palazzo dei Giganti risponde punto per punto alle contestazioni dell'organismo di revisione contabile che ha inferto un duro stop a tutta la macchina organizzativa successiva alla proclamazione della città come Capitale della cultura. 

"In questa nota - ribadisce Miccichè - si evince chiaramente la bontà e la legittimità dello statuto della "fondazione Agrigento 2025" proposto e deliberato dalla giunta comunale".

Con riferimento alla mancata dichiarazione di persona giuridica da parte della fondazione, da Palazzo dei Giganti viene ribadito che lo sarà presto e "le procedure in atto sono in corso".

"Quanto alla mancata allegazione dell'atto costitutivo - si legge nella nota di Insalaco -, si rappresenta che il contenuto di quest'ultimo non può che essere quello previsto dall'articolo 16 del Codice Civile: denominazione, scopo, attività, sede, patrimonio, natura sull'ordinamento e sull'amministrazione. In altri termini, l'atto costitutivo riporterà lo statuto approvato dal consiglio comunale e verrà redatto da un notaio come è già accaduto per la fondazione Teatro Pirandello".

Il fondo di dotazione: "Non sarà solo il Comune a versare i soldi ma non sarebbe comunque vietato"

Una specifica contestazione riguarda il conferimento delle somme nel fondo di dotazione. Secondo i revisori dei conti il solo Comune di Agrigento avrebbe fatto fronte alle spese e la circostanza non sarebbe stata consentita. Il dirigente del settore Affari legali replica sostenendo, in sintesi, che non è vero e non sarebbe comunque vietato.

"La norma stabilisce - replica Insalaco - che il fondo di dotazione è formato dai conferimenti in denaro, in titoli, e beni mobili ed immobili, materiali ed immateriali, diritti reali o altre utilità impiegabili per il perseguimento degli scopi, effettuati dai fondatori o da altri partecipanti, ed espressamente assegnati al fondo di dotazione. Da ciò si deduce che il conferimento può consistere non soltanto in denaro o in beni che possono essere inclusi nel patrimonio, ma anche in prestazioni d'opera o nel conferimento di beni immateriali che risultino utili al perseguimento del fine della fondazione".

Insalaco aggiunge: "Peraltro lo statuto non riporta, in alcuno dei suoi articoli, una disposizione secondo cui solamente il Comune di Agrigento conferirebbe somme nel fondo di dotazione, né la proposta di deliberazione contiene una disposizione che esclude il conferimento da parte degli altri soci fondatori. In ogni caso, nessuna norma vieterebbe che fosse il solo Comune di Agrigento a conferire beni nel fondo di dotazione". 

I dubbi sulla copertura finanziaria e sul ruolo dell'associazione MeNo: "Possiede tutti i requisiti"

Fra i motivi di bocciatura il ruolo dell'associazione culturale Me.No. la quale, in particolare, non è iscritta al RUNTS (Registro unico nazionale del terzo settore) e, quindi, secondo i revisori, non avrebbe i requisiti. 

"Nessuna norma - replica il Comune - esclude la possibilità per le associazioni non iscritte al RUNTS di ricevere erogazioni da parte di enti pubblici".

L'organismo di controllo contabile, inoltre, aveva contestato la mancata attivazione di procedure a evidenza pubblica per la scelta della stessa associazione come socio fondatore. 

"La fondazione di partecipazione - è la replica - rappresenta uno strumento per regolamentare il partenariato pubblico privato e non è prevista, quindi, alcuna procedura di evidenza pubblica". 

Nomine e mancate nomine contestate: ecco la difesa

I revisori dei conti hanno contestato pure la nomina dello stesso collegio interno alla fondazione sostenendo che era stata applicata una normativa errata. 

Insalaco replica: "La normativa richiamata ha per oggetto esclusivamente la nomina dei revisori dei conti degli enti locali; non è prevista alcuna estensione della disciplina evocata dal collegio dei revisori ad altri organismi".

E poi ancora nel mirino erano finite le nomine del direttore generale, del project manager e dell'executive manager "individuate senza l'osservanza delle procedure di evidenza pubblica"

Il Comune replica con una serie di studi specifici, redatti da professionisti del settore, con cui si avvalorerebbe la procedura.

"Fondazione in attività fino al 2028? Nessun depauperamento dell'ente"

Secondo i revisori la programmazione dell'attività della stessa fondazione fino al 2028 provocherebbe un grande depauperamento dell'ente.

Il Comune replica così: "Nessun rischio di impoverimento per il Comune di Agrigento può paventarsi per effetto della norma statutaria  che subordina la prosecuzione della durata della fondazione alla condizione del persistere delle condizioni economiche e finanziarie per il raggiungimento degli scopi".

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