Legge 104, due insegnanti: "Non possiamo assistere i nostri figli malati"

Le docenti, entrambe agrigentine, hanno scritto una lettera ai governi nazionale e regionale raccontando che da 12 anni attendono, invano, il trasferimento vicino casa

Un corteo di protesta contro la 104

Due insegnanti agrigentine hanno indirizzato una lettera aperta ai governi nazionale e regionale, ed alle organizzazioni sindacali, dicendo che “pur essendo madri di figli malati gravi al 100 per cento, non riescono ad ottenere, da 12 anni, il trasferimento vicino a casa”.

“Siamo titolari fuori provincia, costrette a percorrere giornalmente – scrivono le due docenti - centinaia di chilometri e che dovrebbero invece lavorare nel paese di residenza del proprio figlio disabile. Questo avviene perché non c’è una tutela adeguata. La situazione è molto grave, gli unici a lavorare vicino casa sono gli insegnanti beneficiari dell’articolo 21 della legge 104/92. I numeri sono elevatissimi e la magistratura sta indagando, ma i nostri figli non possono aspettare i tempi della giustizia”.

“E’ una realtà che nessuno dovrebbe mai vivere quella di avere un figlio disabile grave e non poterlo accudire come si dovrebbe. E’ un’ingiustizia – si legge ancora nella lettera - a cui il Miur avrebbe dovuto porre fine già da diversi anni, da quando cioè nel 2012 si  impegnava, "in considerazione ai numerosi casi riguardanti il personale scolastico che presta assistenza a familiari con gravi disabilità", a proporre "in sede legislativa di attribuire, ai fini del riconoscimento delle precedenze nella mobilità, un più giusto peso a tali gravi situazioni, meritevoli di maggiore attenzione e tutela". A tutt'oggi attendiamo tali interventi”.

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La provincia di Agrigento è quella – scrivono ancora le due docenti - che ha fatto gridare l’onorevole Faraone allo scandalo dei “furbetti”, definendo quanto accade ad Agrigento un “sistema malato”. Chiediamo quindi di cambiare la normativa nel rispetto della dignità umana delle famiglie che vivono reali problemi di disabilità.  Chiediamo che questo impegno si concretizzi al tavolo della contrattazione che in questi giorni vede impegnati Miur e sindacati”. “Le buone leggi – si legge nella lettera aperta - sono una necessità, e quale necessità è più importante di un figlio disabile bisognoso di cure ed attenzioni? Dove è garantita l’assistenza continuativa e globale a cui hanno diritto i nostri figli?”. “Non vorremmo tornare all’Arena tra un anno e raccontare ancora – concludono le insegnanti agrigentine - lo stesso problema irrisolto. Non trovare una soluzione definitiva sarebbe un fallimento delle istituzioni, un fallimento della politica, un fallimento dei sindacati, un fallimento di tutti coloro che sono al corrente di questa situazione e lo sono oramai da anni”.

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