Trova lavoro a Lodi e scoppia l'epidemia Covid, Pasquale: "Restare a casa è il male minore"

Il 27enne che non è riuscito a ricongiungersi con moglie e figli: "Avevano detto che era un virus come l'influenza e, dopo l'iniziale paura, la città è tornata a ripopolarsi. Ma poi, 1, 2, 3, 10, 100, 1000 morti"

Pasquale Inglima a Lodi

Ha dovuto lasciare la sua terra e i suoi affetti per mancanza di lavoro. Non è stata una scelta semplice, ma inseguendo il futuro e la stabilità Pasquale Inglima, 27 anni, di Agrigento s'è trasferito a Lodi. Pochi giorni dopo il suo arrivo e l'inizio di un lavoro a tempo indeterminato, Lodi ha fatto registrare il primo caso in Italia di Coronavirus. Il terrore è, inevitabilmente, dilagato.

"Sono arrivavo a Lodi il 19 febbraio, data importate perché ho avuto grazie alla Star Lodi Spa il mio primo contratto a tempo indeterminato. La Star Lodi è una ditta che opera nel settore del trasporto pubblico - racconta Pasquale Inglima ad AgrigentoNotizie - . Un contratto a tempo indeterminato, cosa impossibile per Agrigento. Perché?  Lo sappiamo tutti il perché. Nella nostra amata città, una terra bella e affascinante, purtroppo da sempre in mano al potere politico, se non hai le dovute raccomandazioni, sei destinato a fuggire via - spiega il 27enne fra rabbia e angoscia - . Avendo avuto questa grande opportunità, ho chiesto a mia moglie di rimanere ancora qualche settimana giù, insieme ai miei due figli, in modo da poter sistemare le ultime scartoffie. Sfortunatamente però il 21 febbraio si è registrato il primo caso di contagio da Coronavirus in Italia, mio malgrado, proprio nella città la quale io avevo scelto di vivere: a Lodi. Da quel momento, il futuro che avevo immaginato per magia è svanito. Non è stato possibile far salire la mia famiglia a causa del rischio contagio - spiega Pasquale Inglima - . Io, oggi, sono ancora qua, fiero di svolgere ogni giorno il mio lavoro e impossibilitato a tornare ad Agrigento per evitare possibili contagi. Sono qua, ma con una gran voglia di poter riabbracciare mia moglie e i miei figli. Cerco, quindi, tutti i giorni di tener duro pensando che presto si risolverà tutto".

Lontano dalla sua terra, dalla sua famiglia, in una città sconosciuta che è stata alla ribalta delle cronache internazionali per l'esordio dell'epidemia da Covid-19 in Italia, Pasquale Inglima - con grande forza - testimonia quanto sia importante restare a casa. 

"A Lodi, per qualche giorno, c'è stata molta paura. Qualcuno, poi, in tv ci ha rassicurato: 'non era nient'altro che un virus come l'influenza e che non dovevamo avere così tanta paura'. Pian piano, la città ha dunque iniziato a ripopolarsi. Ma poi, 1, 2, 3, 10, 100, 1000 morti hanno fatto sì che le persone si rimettessero dentro casa, in quarantena, per evitare di ammalarsi. Cosi oggi, Lodi, Milano e tutte le sue province sono diventate delle città fantasma - racconta Inglima ad AgrigentoNotizie - . Su un autobus, di una capienza massima per 70 persone, oggi contiamo al massimo 4 o 5 passeggeri costretti ad andare a lavoro. Gente che rischia di ammalarsi".

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"Non voglio dire che è facile restare a casa - spiega l'emigrato agrigentino -, ma voglio solo dire che in questo momento c'è gente che sta soffrendo tanto: chi purtroppo è ammalato; chi ha la propria famiglia lontano, e come me oggi si ritrova solo in una città a 1550 chilometri da casa e non può riabbracciare i suoi amori; chi per sfortuna ha perso il lavoro; chi non ha più nemmeno il soldi per mantenere la famiglia. Sappiate però - Pasquale Inglima conclude la sua testimonianza ad AgrigentoNotizie - che tutto questo accade a causa di chi non vuole starsene a casa. Facendo così non facciamo altro che prolungare la nostra quarantena. Sono queste persone (quanti non rispettano decreti e ordinanze ndr.) che danno motivo allo Stato per continuare a prorogare l'isolamento obbligatorio".

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