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Gerlando Dispenza

Gerlando Dispenza

Un agrigentino nell'alta moda di Versace, Gerlando Dispenza: "Ho fatto tanta gavetta, Jennifer Lopez? Che emozione"

Giovane e intraprendente cura i ricami per uno dei marchi più importanti del mondo della moda. Lontano dalla sua terra da circa 11 anni, è partito puntando sui suoi sogni

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Quando vai via da casa e ti chiudi la porta alle spalle, dentro di te si apre un mondo nuovo. Il tepore casalingo, quello della tua terra, inizia ad essere lontano. Verso di te una metropoli grande, quasi quanto i tuoi sogni. Lasciare la grande madre, la Sicilia, Agrigento, verso qualcosa di incerto che ti spinge a rischiare forte. Il mondo della moda di certo non ti abbraccia, ma ti spinge ad essere migliore ogni giorno ed a superare tutti gli ostacoli. Il nostro volto della settimana, si chiama Gerlando Dispenza e lavora per l’alta moda della Versace. L'agrigentino ha iniziato la sua carriera creativa all’Accademia di Belle Arti di Brera. Da Agrigento a Milano, passando per New York, posto dove è riuscito a vestire anche Jennifer Lopez. Ecco la storia di Gerlando:

“Ciao a tutti mi chiamo Gerlando, sono agrigentino anche nel nome. Vivo a Milano e lavoro per l’alta moda della Versace. Ho lasciato Agrigento da ormai 11 anni. Per Versace, appunto, curo la parte inerente al ricamo. Molto spesso mi ritrovo a lavorare con star internazionali. E’ emozionante. Arrivare fin dove sono arrivato, è stato faticoso. I ‘grandi’ spesso non ti prospettano questo tipo di lavoro, io sono uscito un po’ fuori dagli schemi, anche dal tipo di cultura. Esistono medici, architetti e avvocati, io sono arrivato a Milano e studiando ho capito quale poteva essere il mio lavoro e quindi il mio futuro. Porto la Sicilia dentro di me, l’idea di Agrigento greca – classica mi aiuta tanto. Soprattutto a livello di composizione delle forme, mi aiuta moltissimo in tutto quello che creo. Agrigento ha tanto da dare. Milano il mio punto d’arrivo? No, non penso. Soprattutto negli ultimi anni. Può succedere qualsiasi cosa. Prima di Versace lavoravo per delle altre aziende che non avevano sede a Milano. Può accadere di tutto. Lo dice una persona che si è ritrovata a dieci centimetri da Jennifer Lopez, mi sentivo dentro un film. Abbiamo parlato, per me è stato davvero emozionante, mi ha fatto impressione. Ho fatto tanta gavetta nella mia vita. Ho ancora un grande sogno, ma non vi dico qual è”.

- Perché hai scelto di lasciare la tua città?

“Quando in famiglia si parlava del futuro mio e delle mie sorelle, papà non faceva che ripetere di andar via non appena maggiorenni. Lasciare quei luoghi non era un'idea lontana. Finite le superiori, mi sono reso conto che in Sicilia non esisteva la possibilità di intraprendere un percorso come il mio. Milano mi è sembrata la città più vicina”.

- Ti manca la tua città?

"Di Agrigento mi mancano moltissime cose: la Valle, il mare, la mia campagna, il cibo e moltissimo i miei cari. Vorrei potere trascorrere molto più tempo a casa mia. Nei posti che sono stati miei".

- Cosa cambieresti della tua città? 

“A volte vorrei che cambiasse il pensiero comune. Ad Agrigento ognuno pensa al proprio orticello. Non è un bel messaggio, tutto questo ricade anche quando si esprime un voto politico. Ad Agrigento si pensa che qualcosa che è pubblico, non è di nessuno. Non è così”.

- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Si, ho un consiglio per loro. L’agosto scorso, come detto prima, ero a New York. Sono riuscito a vestire Jennifer Lopez per gli Mtv Awards. Se è questo è stato possibile, allora vuol dire che può accadere di tutto. I giovani non devono pensare che quello che hanno davanti sia tutto. Vorrei dire loro che non si va avanti solo per raccomandazioni, la meritocrazia esiste”.

- Sogni di tornare?

"Mi piacerebbe chiudere questa intervista con un detto prettamente siculo, che è il riassunto del mio pensiero “Si sapi unni si nasci, ma un si sapi unni si mori". Io la penso così. Detto questo spero, da più adulto, di potere fare ritorno più spesso. Soprattutto per periodi più lunghi".

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