Niente fuga al sud per la paura del Covid 19, Andrea: "Rimanere a Milano è stata una scelta responsabile"

Non tutti hanno fatto una valigia veloce pur di fuggire e tornare a casa. C'è chi, come un informatico agrigentino, ha scelto di ascoltare i consigli della famiglia e di rimanere al Nord

Andrea Infantino

Dura la vita dei fuori sede nei giorni del Coronavirus. Giorni lunghi che si alternano tra smart working e video lezioni, ma anche tra videochiamate alla famiglia e nostalgia di casa.

Abbiamo intervistato un agrigentino che vive a Milano. Lui è Andrea Infantino, giovane che si è laureato in informatica e che sta vivendo dentro una Milano deserta.

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“Sono chiuso in casa da quando è scattata la vera emergenza. Esco soltanto per fare la spesa. Ovviamente non sempre, quando vado faccio un carico per circa 15 giorni e poi torno a casa. Vivo - dice Andrea ad AgrigentoNotizie - insieme a mia sorella. Sono giorni lunghi, ma la scelta di rimanere a Milano la rifarei altre mille volte".

Perché sei rimasto a Milano e non hai scelto di tornare ad Agrigento?

“E’ stata una scelta fatta insieme a mio padre. Ricordo che scattata l’emergenza lo chiamai e scherzando gli dissi: papà stanno andando via tutti, a questo punto vengo giù anche io. Insieme abbiamo pensato a quale potesse essere la scelta migliore, ovvero quella di rimanere qui. E’ stata una decisione piena di consapevolezza e responsabilità. Pentito? Assolutamente no. Lo rifarei ancora”.

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Andrea, come stai trascorrendo i tuoi giorni in casa?

“Studio. Ci sono le video lezioni. Vivo insieme a mia sorella. Le giornate passano, devono passare. Sto al computer, mi diletto in cucina facendo la pizza ed anche il pane. Sento i miei genitori al telefono, le giornate scorrono".

Se a Milano da quattro anni, in che città stai vivendo?

“Milano è deserta. Quando sei dentro casa non percepisci realmente tutto quello che sta accadendo. Fuori, è tutto vuoto. Anche se le persone irresponsabili ci sono anche qui. Capita di vedere qualcuno che passeggia o parla al telefono fuori casa, gente che non capisce la gravità del problema”.

Andrea, sono giorni lunghi, hai paura?

“Sono chiuso in casa da quasi 40 giorni. Sento quello che dicono i giornali, non è facile. Qualche settimana fa, un nostro vicino di casa è morto di Covid 19. Abbiamo vissuto giorni di grande apprensione. Io ho seguito alla lettera tutte le direttive del governo”.

Cosa pensi degli agrigentini che hanno scelto di lasciare il Nord?

“Io capisco la paura del momento. Però la gente deve riflettere. Le conseguenze sono pesanti, a volte irrimediabili. L’ansia e la paura può prendere il sopravvento, ok. Ma poi, si deve ragionare”.

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Andrea qual è la prima cosa che farai, finita l’emergenza Coronavirus?

“Ovviamente andrò ad abbracciare i miei genitori. Poi, vorrò vedere i miei amici, andare in palestra. Dipende dal periodo ovviamente. Mi manca la mia normalità”.

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