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(foto ARCHIVIO)

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Regolarizzazione dei braccianti stranieri, Confagricoltura: "Non risolverà la mancanza di manodopera"

Il presidente provinciale della sigla di categoria è chiaro: la misura non risponde alle esigenze del comparto e non fa emergere il lavoro nero

Regolarizzazione dei lavoratori stranieri impegnati, tra gli altri settori, come braccianti agricoli. A prevederlo è un articolo del Decreto Rilancio voluto dal ministro Bellanova. Una misura che consentirà a lavoratori stranieri, braccianti agricoli, colf e badanti di poter ottenere un permesso di soggiorno di sei mesi per motivi di lavoro con un costo per i datori di lavoro di 500 euro per ogni lavoratore, un contributo forfettario che dovrà essere versato a seguito dell’istanza presentata dal 1° giugno al 15 luglio 2020, per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare. I lavoratori dovranno comunque risultare presenti sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo 2020, senza che se ne siano allontanati dalla medesima data, e devono aver svolto attività di lavoro nei settori.

E questo, aiuterà il comparto?

“Guardi, assolutamente no –  spiega il presidente di Confagricoltura Agrigento Rosario Marchese Ragona -. Gli imprenditori del settore hanno forte necessità di manodopera ormai da tempo, perché abbiamo registrato un calo significativo dell’offerta con l’arrivo del Reddito di cittadinanza, che ha letteralmente svuotato le campagne anche per le attività regolarmente retribuite. Anzi, il problema è che ci può essere chi rinuncia a lavorare regolarmente per non perdere il reddito, ma magari lavora in nero. Purtroppo si è creato un meccanismo perverso che di fatto danneggia chi rispetta le regole”.

Almeno per quella che è la situazione agrigentina quindi non ci sono ripercussioni positive di queste misure previste dal governo...

“Per quanto riguarda il comparto certamente no, e si aggiunge un aumento dei costi per la collettività non di poco conto. Certamente avrebbe aiutato i lavoratori del settore ad esempio consentire nuovamente l’uso dei voucher, che sicuramente andrebbe a colpire e non poco il lavoro nero e aiutare chi fa impresa in questo settore. Inoltre oggi c’è necessità più che di manodopera diciamo generalizzata, di operai specializzati, soprattutto per quanto riguarda l’attività presso colture di pregio: è impensabile che si possano mettere al lavoro operai che non abbiano la giusta formazione, senza rischiare danni al prodotto agricolo”.

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