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Tentato omicidio / Favara

"Agguato a ristoratore che aveva preso per infame cognato del boss", il caso approda in appello

Cinque anni e 4 mesi sono stati inflitti in primo grado, per l'accusa di tentato omicidio, al 36enne Mario Rizzo, mancato collaboratore di giustizia: scagionato il cognato Gerlando Russotto, 34 anni, che era stato tirato in ballo da lui prima della ritrattazione: per lui decisa una pena di 1 anno e 10 mesi per armi. La difesa impugna il verdetto

Il 20 aprile davanti ai giudici della terza sezione della Corte di appello di Palermo: riparte il processo per l'agguato ai danni del ristoratore Saverio Sacco, di Porto Empedocle, avvenuto il 28 aprile del 2017 a Grace Hollogne, in Belgio, a colpi di pistola. In primo grado, il 21 maggio del 2021, il gup di Agrigento, Luisa Turco, ha inflitto 5 anni e 4 mesi di reclusione al mancato collaboratore di giustizia Mario Rizzo, 36 anni, di Favara, che si era autoaccusato della vicenda.

Assolto dalla stessa accusa il cognato Gerlando Russotto, 34 anni, anche lui di Favara, condannato a 1 anno e 10 mesi per l'accusa di detenzione di armi: a fare scattare gli arresti, il 2 agosto del 2018, era stato lo stesso Rizzo. Il favarese, coinvolto in vicende criminali spicciole, iniziò un lungo e articolato percorso di collaborazione con gli inquirenti. Il primo passaggio fu quello di autoaccusarsi del tentato omicidio in Belgio, tirando in ballo il cognato e l'empedoclino Salvatore Prestia. 

Proprio quest'ultimo, cognato del mafioso Fabrizio Messina, sarebbe stato il mandante dell'agguato - in realtà un avvertimento, secondo il suo racconto, perchè lo avrebbero gambizzato ma non c'era l'intenzione di ucciderlo - in quanto Sacco, secondo la sua iniziale versione, aveva subito una perquisizione della polizia belga e avrebbe raccontato dei suoi sospetti su Prestia, ritenuto l'autore della denuncia. Un affronto per l'empedoclino legato alla storica famiglia mafiosa del rione Cannelle che doveva essere vendicato sparandogli alle gambe.

Rizzo fece anche trovare delle armi in un sottotetto condominiale ritenuto riconducibile a Russotto che è stato condannato solo per questa imputazione.

Quando il suo inserimento nel programma di protezione fu definitivamente bocciato, per la scarsa consistenza delle sue dichiarazioni, è arrivata la ritrattazione. "Mio cognato non c'entra nulla, mi sono inventato tutto. Ho saputo dell'agguato dallo stesso Sacco che mi disse che era stato Prestia a sparargli". Questo il racconto di Rizzo. 

Due versioni inconciliabili alle quali il gup non ha creduto aderendo, però, quasi integralmente al primo racconto.

In primo grado il pubblico ministero Alessandra Russo aveva chiesto 6 anni e 6 mesi per Rizzo e 9 anni e 10 mesi per Russotto, al quale erano contestate una serie di accuse legate alle armi connesse all'agguato. Secondo il magistrato, in sostanza, entrambi avevano partecipato al tentato omicidio insieme a Prestia, giudicato in Belgio.

La procura, tuttavia, non ha impugnato il verdetto: in appello sarà discusso solo il ricorso dei difensori di Rizzo e Russotto, gli avvocati Ninni Giardina e Salvatore Cusumano.

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