Il "pentito" Rizzo davanti al gip: "L'agguato a Sacco organizzato da Prestia, con la mafia non c'entro"

Il trentaduenne favarese è stato ascoltato nell'incidente probatorio: "Il cognato di Gerlandino Messina si è sentito preso per infame"

"Ha organizzato tutto Salvatore Prestia, si era sentito preso per infame perchè la moglie di Saverio Sacco diceva in giro che era stato lui a fare arrestare il marito per droga avvisando la polizia. Il cognato di Gerlandino Messina non lo poteva accettare e ci chiese di partecipare all'agguato e sparargli, non dovevamo ucciderlo ma solo ferirlo".

Il "pentito" Mario Rizzo ("con la mafia non c'entro nulla", ha precisato) è stato ascoltato all'incidente probatorio chiesto e ottenuto dalla Procura - l'inchiesta è condotta dall'aggiunto Salvatore Vella e dai pm Simona Faga e Alessandra Russo - per cristallizzare la prova e renderla pienamente utilizzabile al processo.

Rizzo, difeso dall'avvocato Vania Giampocaro, ha confermato le accuse che hanno portato in carcere anche il cognato Gerlando Russotto, 29 anni, di Favara. Il riesame, comunque, accogliendo in parte il ricorso del difensore, l'avvocato Salvatore Cusumano, ha annullato i capi di accusa relativi all'agguato (il tentato omicidio è stato derubricato in lesioni aggravate, contestata anche la detenzione e il porto illegale dell'arma) ritenendo che, trattandosi di accuse provenienti da un collaboratore di giustizia, vadano cercati anche i "riscontri esterni". 

Riscontri che c'erano per le armi, trovate nel sottotetto del condominio dove abita Russotto su indicazione di Rizzo. Ed è proprio per la detenzione di un fucile, una pistola e numerose munizioni che Russotto è rimasto in carcere.

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Questa mattina, davanti al gip Stefano Zammuto, Rizzo ha confermato la sua versione. "Ho iniziato a collaborare - ha detto rispondendo al pm Alessandra Russo - perchè ho avuto un contrasto con alcuni albanesi per questioni di droga e temevo per la mia vita. Abbiamo sparato a Sacco solo per ferirlo, chiedo scusa a lui e alla sua famiglia". Il trentaduenne ha letto anche una lettera con la quale si scusava col ristoratore per l'agguato. 

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