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Venerdì, 20 Maggio 2022
Commemorazioni

Trenta anni dopo l'agguato, Agrigento si ferma e ricorda il suo "mastino": c'è anche il comandante generale dell'Arma Teo Luzi

I carabinieri e l'intera comunità rinnovano i sentimenti di profonda riconoscenza dell’attività svolta dal sottufficiale nel contrasto alla criminalità mafiosa , di cui il maresciallo maggiore aiutante Giuliano Guazzelli era “memoria storica” e profondo conoscitore

Sono passati 30 anni da quel 4 aprile del 1992 quando, a bordo della sua Fiat Ritmo, mentre percorreva il viadotto Morandi per ritornare a Menfi - il paese dove viveva con la famiglia -, venne assassinato da quattro killer della mafia armati di mitra e fucili a pompa. Giornata della memoria, oggi, in occasione dell’anniversario dell’omicidio del maresciallo maggiore aiutante dei carabinieri Giuliano Guazzelli, medaglia d’oro al valor civile alla memoria. 

I carabinieri ricordano il sacrificio di Guazzelli

Alla cattedrale di San Gerlando, l'arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano ha officiato la santa messa. Presente la vedova e la figlia di Guazzelli. Ma anche il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, generale di corpo d’armata Teo Luzi;  il comandante Interregionale carabinieri Culqualber, generale di corpo d’armata Riccardo Galletta, l’assessore regionale delle Autonomie locali Marco Zambuto, il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa. Ad animare la funzione religiosa di commemorazione, la Fanfara del 12° reggimento carabinieri “Sicilia”. Le autorità, fra poco, si recheranno alla deposizione di una corona d'alloro sul luogo dell'omicidio e poi il comandante generale incontrerà i militari al comando provinciale e visiterà la stazione di Siculiana e la compagnia di Sciacca.

Anniversario dell'uccisione del maresciallo Guazzelli: ecco gli eventi

Nel trentesimo anniversario dell’agguato, l’Arma - nella sua totalità - rinnova i propri sentimenti di profonda riconoscenza dell’attività svolta dal sottufficiale nel contrasto alla criminalità mafiosa della provincia di Agrigento, di cui era “memoria storica” e profondo conoscitore. A Guazzelli è stata, negli anni passati, già intitolata la caserma dell’Arma di Villaseta: sede del reparto operativo. E prima ancora al maresciallo venne intitolato l'ufficio di polizia giudiziaria dei carabinieri della Procura di Agrigento.

Giuliano Guazzelli, soprannominato “il mastino” per la sua abilità investigativa, fu ammazzato a 59 anni, mentre era in prima linea nella lotta contro la mafia. Guazzelli in venti anni di indagini fra Palermo e Agrigento era divenuto un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti fra mafia, politica ed affari. In particolare si era occupato della Stiddra che allora si opponeva ferocemente a Cosa Nostra e in maniera particolare aveva indagato sulle stragi di Porto Empedocle. Per molti anni la “figura” del maresciallo Guazzelli, medaglia d’oro al valore civile, sembrava essere caduta nel dimenticatoio, poi è stata “rispolverata” e dal 2008 oltre a ripulire, con cura, il luogo dove sorge la lapide che ricorda il barbaro assassinio, il comando provinciale dell’Arma organizza una sentita cerimonia alla sua memoria. Guazzelli era un personaggio “ruvido”, ma anche “scomodo” e per questo ne fu decisa l’eliminazione.

Guazzelli si era arruolato nell’Arma nel 1951 e dal 1954, in servizio in Sicilia, era responsabile della sezione di polizia giudiziaria carabinieri della Procura presso il tribunale di Agrigento. Il sottoufficiale si era da sempre interessato di indagini complesse quali la mafia. Validissimo e determinante era stato il contributo che aveva dato soprattutto alla magistratura agrigentina per l’istruttoria del cosiddetto maxi-processo alla mafia, nel quale erano stati imputati i mafiosi di maggior spicco dell’epoca. Nel caso sull’omicidio del giudice Antonino Saetta e di suo figlio Stefano l’acume investigativo del maresciallo Guazzelli portò all’individuazione dei sospetti responsabili, tutti poi uccisi in agguati mafiosi. Incisivo e concreto il suo impegno nelle indagini sulla guerra di mafia degli anni Novanta che aveva insanguinato Palma di Montechiaro.

A distanza di 30 anni da quel delitto, Agrigento si ferma, prega e ricorda, facendo conoscere soprattutto ai più giovani, un uomo, un carabiniere, che si è immolato per difendere lo Stato.

Concerto della fanfara dei carabinieri al "Pirandello", ecco come cambia la viabilità

A chiusura della giornata, si terrà una serata di gala al teatro "Luigi Pirandello", che sarà coordinata dal giornalista e scrittore Felice Cavallaro, affiancato dal musicista Mario Incudine. Prevista anche l’esibizione della Fanfara del 12° reggimento carabinieri “Sicilia”. Quest'ultimo evento è organizzato in collaborazione con la Strada degli Scrittori e la Fondazione "Pirandello".

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