"Brutale pestaggio ai danni di un tassista per vendicare denuncia", condannati padre e figlio

La rappresaglia sarebbe scattata perché la vittima non avrebbe mantenuto l'impegno di ritirare la precedente querela

Rappresaglia a calci e pugni per vendicare una denuncia per minacce di cui era stata "promessa" la remissione. In realtà sarebbe stato un equivoco perchè la querela era stata già ritirata e la notifica sarebbe partita per un errore. Vincenzo Interlici, 54 anni, e il figlio Pasquale, 27 anni, sono stati condannati per l'accusa di lesioni. Nove mesi sono stati inflitti al padre, sette al figlio. La differenza di pena è dovuta al fatto che il cinquantenne ha dei precedenti e, proprio per questa ragione, non potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena. 

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Rossella Ferraro. I due imputati dopo avere ricevuto la citazione al processo per minacce, secondo quanto ha accertato il processo, sarebbero andati a trovare il tassista che aveva loro assicurato di avere ritirato la denuncia e lo avrebbero picchiato selvaggiamente con calci e pugni. La violenta aggressione è avvenuta nei pressi della clinica Sant'Anna, all'altezza del parcheggio di Porta V.

L'uomo riportò la frattura della mandibola e alcune ferite al volto e alle mani. L'episodio è avvenuto il 15 luglio del 2014. La Procura della Repubblica, con un provvedimento firmato dal pm Matteo Delpini, dispose la citazione diretta a giudizio. I due imputati, difesi dall'avvocato Salvatore Cusumano, si sono sempre difesi sostenendo di essere estranei ai fatti.

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Una tesi che aveva convinto anche il pubblico ministero in considerazione del fatto che la vittima non aveva indicato con certezza i due imputati come autori dell'aggressione e, anzi, aveva indicato un loro parente come possibile autore. Il magistrato della Procura, infatti, aveva concluso la requisitoria chiedendo l'assoluzione. 

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