Il loro cane fa i bisogni davanti casa e le aggredisce a bastonate sfondando la finestra: a processo

Il quarantenne Roberto Mangiavillano risponderà di tentata violazione di domicilio, minaccia grave e lesioni come conseguenza di altro reato: una delle due donne, in stato di gravidenza, riportò la paresi del viso

"Ti ammazzo e faccio abortire tua figlia". Minacce precedute da un'irruzione, con tanto di bastone, con cui aveva sfondato la finestra di casa per aggredire le due donne, una delle quali - quella incinta, che partorì nei giorni successivi - per lo spavento si procurò una paresi facciale. Il tutto sarebbe stato provocato dai bisogni del cane delle due donne, fatti davanti allo zerbino di casa dell'aggressore. E' iniziato ieri mattina, dopo la citazione diretta a giudizio disposta dal pubblico ministero Chiara Bisso, il processo a carico di Roberto Mangiavillano, 40 anni, di Agrigento.

L'imputato, che ha nominato come difensore l'avvocato Daniele Re, sarà processato per i reati di tentata violazione di domicilio, minaccia grave e "lesioni come conseguenza di altro reato". Le due donne si sono costituite parte civile con l'assistenza dell'avvocato Fabio Inglima Modica. L'episodio al centro del processo è avvenuto il 19 novembre del 2018. Le due donne si trovavano all'interno della loro abitazione. 

La madre vide il vicino di casa, col quale peraltro i rapporti erano sempre stati cordiali, che stava pulendo l'ingresso dell'abitazione, frontale all'ingresso della loro casa, con l'acqua. Alla richiesta di cosa fosse successo, Mangiavillano avrebbe risposto con insulti e improperi legati al loro cane.

Dopo alcuni minuti, il quarantenne con il bastone di una scopa in mano, si sarebbe arrampicato su un balcone e ruppe il vetro della finestra dell'abitazione delle due donne dove avrebbe cercato di entrare, non riuscendo per la reazione delle presunte vittime che presero il telefono e chiamarono la polizia. Prima di fuggire, però, avrebbe minacciato le due donne: "Ti amazzo - disse riferendo alla sessantenne - e faccio abortire tua figlia". La giovane, poco più che trentenne, per la paura riportò la paresi facciale, tutt'ora in fase di cura. 

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Il processo, iniziato davanti al giudice Giuseppe Sciarrotta, entrerà nel vivo il 24 marzo con l'audizione dei poliziotti intervenuti nell'immediatezza dei fatti. 

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