Il coordinamento Titano: "Sulla gestione Ati si verifichino responsabilità erariali"

Si evidenzia inoltre "ogni Comune in meno, rispetto ai 43 iniziali, che costituirà l’ambito del gestore unico, procurerà una diseconomia"

Mancano pochi mesi alla scadenza dei termini per consentire alle Ati di accedere ai finanziamenti per il settore depurativo e per il rifacimento delle reti idriche, il Coordinamento Titano chiede alle istituzioni di accelerare le procedure e l'operato dell'Assemblea territoriale idrica.

"E’ necessario mettere in evidenzia il gravissimo ritardo e il gravissimo inadempimento del direttivo Ati rispetto alla delibera n.80 del 2019 della Giunta regionale - si legge in una lettera - cosi come il gravissimo ritardo del presidente della Regione nell'esercitare tempestivamente I poteri sostitutivi di commissariamento che avrebbero dovuto essere esercitati prima, al fine di evitare la perdita imminente dei finanziamenti pubblici. La situazione oggi appare compromessa rispetto all'ottenimento dei finanziamenti nel settore della depurazione per grave colpa del direttivo ati e grave colpa della Regione Siciliana nel non esercitare nei tempi già previsti dalla delibera 80 del 2019 i poteri sostitutivi".

Titano, in particolare, evidenzia che "ogni Comune in meno, rispetto ai 43 iniziali, che costituirà l’ambito del gestore unico, procurerà una 'diseconomia' a tutti gli altri, per un abbassamento dell’economia di scala che si produce con queste manovre, in quanto aumenta il rapporto valore costi fissi/platea dei beneficiari con contraccolpi anche sulla pianta organica del personale occorrente per la gestione" e che per "beneficiare dell'articolo 147 occorre avere il possesso dei requisiti quando essi vengono riconosciuti e non ipoteticamente 18 mesi prima di raggiungerli". Titano precisa inoltre che "il principio sancito dalla stessa Ati secondo cui le fonti sono di proprietà dell’Ambito e non dei singoli comuni è inapplicabile con questa modalidà di concessione, per il fatto che gli adeguati investimenti infrastrutturali per la distribuzione equa dell’acqua a tutto l’Ambito non sono mai stati fatti".

Stante quindi la situazione attuale e considerato il serio rischio di uno stop del servizio, Titano "chiede al presidente Musumeci di rispettare le disposizioni della legge 19/15 e l’esito referendario del 2011 e di ripubblicizzare gli acquedotti siciliani, sottraendo dalle mani delle multinazionali ingenti profitti e restituendo ai cittadini la loro acqua oggi razionata e pagata a peso d’oro" e auspica che si proceda con il completamento dell'iter di costituzione dell'azienda speciale consortile, l’aggiornamento del piano d'ambito e del piano economico finanziario. Ma non solo: il comitato ritiene che "di fronte a tali gravissimi ritardi, gravissimi inadempimenti ed illegittimità, ci sarebbero gli estremi per chiedere alle autorità competenti di esaminare gli atti dell'Ati e della Regione siciliana relativi alla futura gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento per vedere se sussistano responsabilità penali ed erariali".
 

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