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Il depuratore di Villaggio Mosè

Il depuratore di Villaggio Mosè

Disagi idrici e mancata depurazione, il caso agrigentino finisce su Rai Tre

Le telecamere del programma "Presa Diretta" di Riccardo Iacona hanno testimoniato, tra l'altro, il caso dell'impianto di Villaggio Mosè, adesso finito sotto la lente della Procura

I problemi idrici del territorio agrigentino sono tornati a essere protagonisti della trasmissione di Rai Tre “Presa Diretta”. Le telecamere del programma di Riccardo Iacona hanno raccontato le criticità relative alla depurazione. Con l’ausilio dell’associazione ambientalista "Mareamico" di Claudio Lombardo, il reportage di Alessandro Macina, ha testimoniato il caso del depuratore del Villaggio Mosè, adesso finito sotto la lente della Procura. 

L’impianto, nato per soddisfare poco più di mille utenze adesso si trova incapace di gestire l’attuale situazione di oltre 12 mila utenti. Ragion per cui la Procura della Repubblica ha intimato l’ente gestore ad adeguare l’impianto alle nuove necessità con dei lavori stimati per oltre 500 mila euro, somme che - afferma Lombardo - verranno sostenute dagli utenti attraverso rincari in bolletta, anziché dal gestore il quale ha individuato come soluzione del problema la costruzione di un nuovo mega-depuratore che possa servire a soddisfare le necessità di tutta la fascia costiera della Provincia.

Ma i numeri parlano chiaro: in Italia sono 85 i centri non depurati, di questi 50 soltanto in Sicilia e 7 nella Provincia di Agrigento. Numeri che contribuiscono a far sì che ogni anno alla Sicilia venga inflitta una multa da parte della Comunità Europea di 185 milioni di euro. Al di là dei dati, come sottolinea Lombardo, un altro problema importante che può essere causato da queste mancanze nella depurazione, è la contaminazione delle acque usate per favorire le colture della zona.

Tema dell’inchiesta sono state anche il caso del Comune di Favara, dove quasi metà delle utenze registrate non è allacciata alla conduttura per mancanza del gestore, il quale una volta appropriatosi delle reti idriche, aveva l’obbligo di compiere i lavori di adeguamento e ammodernamento.

Disagi anche a Licata dove una condotta sottomarina marina mai realizzata è causa dell’inquinamento della foce del Salso. Problema denunciato da molte associazioni del luogo a sostegno dell’acqua pubblica e avallato dall'ex sindaco Angelo Balsamo che ha affermato la necessità di una legge regionale forte senza la quale la gestione resterà privata.

Infine, le telecamere di “Presa Diretta”, hanno raccontato la situazione di Burgio, Comune che ha scelto di non consegnare le reti a Girgenti Acque e di gestire pubblicamente l’acqua, come tra l’altro sancito dall’esito referendario. Il sindaco Vito Ferrantelli ha testimoniato quelli che sono i vantaggi della gestione pubblica per i cittadini che a Burgio pagano 100 euro di canone idrico annuale. Le ragioni, spiega Ferrantelli sono semplici: “Si risparmia perché non c’è una doppia vendita come avviene nei centri privatizzati dove Sicilacque (ente misto regionale e per il 75% di proprietà di una società francese) che ha acquisito a prezzi stracciati dighe e sorgenti, paga l’acqua a 7 centesimi al metro cubo per poi vendere la stessa a Girgenti Acque a 69 centesimi al metro cubo".

Una doppia vendita autorizzata nel 2004 sotto la presidenza regionale di Totò Cuffaro e con la quale Sicilacque è diventata detentrice di 1.800 chilometri di reti idriche dell’Isola e delle sorgenti per 40 anni, pagando un canone annuale di 6 milioni di euro per la gestione. 

A corollario della situazione fotografata nell'inchiesta, Riccardo Iacona, ha letto il messaggio del sindaco di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo, che denuncia la situazione del suo Comune dove da 10 giorni non viene distribuita l'acqua.

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