Abuso di ufficio per trasferimento impiegata, segretario difende i sindaci: "L'ente risparmiò"

L'ex dirigente generale del Municipio Salvatore Tuttolomondo: "Quel provvedimento rientrava nelle loro prerogative"

(foto ARCHIVIO)

“Il sindaco Vincenzo Corbo era legittimato a concedere il nulla osta, era un atto amministrativo che rientrava nelle sue prerogative. Se vi è stato un aggravio di spesa? No, l’ente ha risparmiato”: l’ex segretario generale del Comune di Canicattì, Domenico Tuttolomondo, scagiona sia Corbo che, implicitamente, il suo successore, l’attuale sindaco Ettore Di Ventura, accusati di abuso di ufficio perché, avallando il trasferimento di una dipendente, le avrebbero consentito di guadagnare un maggiore stipendio non dovuto costringendo una collega a un maggiore carico di lavoro con la stessa retribuzione.

Il processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, è giunto alle battute conclusive. Ieri sono stati ascoltati due testi della difesa, affidata agli avvocati Calogero Meli e Raffaele Barra. All’udienza successiva, fissata per il 16 luglio, sono in programma la requisitoria del pubblico ministero, le arringhe difensive e la sentenza. Nel mirino degli inquirenti due nulla osta firmati il 19 novembre del 2014 da Corbo e il 20 ottobre di due anni dopo da Di Ventura che, nel frattempo, ha vinto le elezioni amministrative prendendo il suo posto e diventando sindaco. I due amministratori hanno dato il via libera, ritenuto illegittimo, al trasferimento di una dipendente, con la qualifica di “funzionario avvocato” all’azienda “Ospedali riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo” per due annualità. In questo modo, secondo quanto gli si contesta nei capi di imputazione, avrebbero procurato alla dipendente “un ingiusto vantaggio patrimoniale” dovuto allo stipendio superiore e un “danno ingiusto” alla dipendente che restò nell’ufficio del Comune dovendosi sobbarcare un maggiore carico di lavoro.

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