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Abusivismo

La Soprintentenza sanziona proprietari di un immobile in zona B: si rivolgono al Tar e vincono il ricorso

Quattro fratelli avevano ricevuto in donazione dal padre un immobile di 5 piani che era stato completato abusivamente ma poi sanato

Dopo avere ricevuto delle sanzioni per abusivismo edilizio dalla Soprintendenza, quattro fratelli di Agrigento si sono rivolti al Tar e hanno vinto il ricorso. Avevano ricevuto in donazione dal padre un edificio composto da cinque elevazioni fuori terra ubicato nella attuale zona “B” della Valle dei templi. Tale edificio era stato realizzato e completato dal donante nel 1983, seppure in assenza di un valido titolo edilizio, ma poi sanato a distanza di anni, nel 2004, mediante il rilascio del nulla osta da parte della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Agrigento. 

Inoltre, nel 2021, l’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, in recepimento di una nota della Soprintendenza, aveva notificato a ciascuno dei proprietari l’ingiunzione di pagamento delle somme di denaro in ragione della asserita maggiore somma tra il danno causato al paesaggio ed il profitto conseguito con la realizzazione delle opere abusive in questione. 

I proprietari dell’immobile, quindi, ritenendo illegittime le sanzioni pecuniarie disposte nei loro confronti, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino, Vincenzo Airò e Rosario De Marco Capizzi, hanno proposto un ricorso giurisdizionale davanti al Tar Palermo per ottenere l’annullamento delle ingiunzioni di pagamento disposte dall’assessorato regionale. 

Durante il processo i 3 legali censuravano l’illegittimità, sotto vari profili, delle ingiunzioni di pagamento disposte nei confronti dei ricorrenti. In particolare rilevano in giudizio come il pagamento dell’importo, essendo correlato alla realizzazione di un illecito commissivo, non avrebbe potuto imputarsi ai ricorrenti non essendo questi gli effettivi costruttori dell’opera considerata abusiva.  

Inoltre i legali, facendo riferimento ad una sentenza del 2022 della Corte costituzionale, hanno sostenuto che le sanzioni pecuniarie non potevano essere corrisposte in quanto il fabbricato era stato ultimato prima della data di apposizione del vincolo paesaggistico introdotto dalla legge dell’8 agosto 1985 numero 431. 

Ed ancora evidenziavano come, soltanto con l’entrata in vigore della cosiddetta “Legge Galasso”, i vincoli archeologici erano stati sottoposti anche a tutela paesaggistica ai sensi della legge 1497/1939. Dunque l’applicazione della sanzione paesaggistica rispetto a delle opere realizzate e comunque ultimate prima dell’entrata in vigore della legge 431/1985 doveva considerarsi chiaramente illegittima.

Il Tar ha accolto il ricorso e per l’effetto ha annullato le sanzioni pecuniarie.

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