Abusivismo senza freno: in sei mesi più di una decina le ordinanze di demolizione

Si tratta quasi sempre di abusi di modeste dimensioni, denotano però una tendenza allo scarso rispetto delle regole

(foto ARCHIVIO)

Tettoie e pergolati chiusi con opere di muratura e trasformati in tutt'altro, vasche interrate, piscine in cemento, occupazioni di suolo pubblico, magazzini trasformati in negozi. C'è un po' di tutto nella decina di casi di abusivismo già oggetto di ordinanze di demolizione da parte del Comune di Agrigento in soli sei mesi. A queste si aggiungono, ovviamente, altri controlli che hanno portato al momento alla denuncia degli autori degli abusi.

Un fenomento che non accenna in alcun modo a rallentare, nonostante la sempre costante pressione dei controlli da parte di polizia municipale e uffici tecnici. Gli ultimi due casi risalgono a fine maggio: il Comune ha ordinata la sospensione immediata dei cantieri di trasformazione di un pergolato in una tettoia "con chiusura laterale in muratura allo stato grezzo", tutto in violazione della concessione edilizia rilasciata e ha disposto la demolizione entro 90 giorni di una piscina seminterratta in via Delle Ginestre di quasi sette metri per 3 metri e mezzo, realizzata, secondo l'ufficio tecnico, in assenza di "qualsivoglia titolo abilitativo rilasciato dal Comune, dalla Soprintendenza ai beni culturali e dal Genio civile".

Diverse le zone interessate dagli abusi: non si tratta infatti ormai solo della "celeberrima"  (suo malgrado) Zona A, ma anche più banalmente il Quadrivio Spinasanta o anche il Villaggio Mosè, Villaseta eccetera.

E le demolizioni delle strutture abusive che fine hanno fatto? Al momento tutto tace. Le ultime notizie diffuse pubblicamente dicevano che il Comune stesse riprogrammando la lista delle demolizioni degli immobili oggetto di provvedimenti esecutivi passati in giudicato dalla magistratura, riscontrato come molti cittadini abbiano di fatto proceduto in modo autonomo appena hanno sentito "rumore" di ruspa. Certamente questo ha fatto bene alle casse dell'Ente, garantendo una maggiore durata delle somme a disposizione.

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