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Abusivismo a Licata, un "muro umano" blocca le demolizioni

Si tratta di seconde case, costruite in zona di inedificabilità assoluta perché a meno di 150 metri dalla riva, già acquisite al patrimonio del Comune e oggetto di sentenze passate in giudicato che hanno, da tempo, disposto la demolizione degli immobili abusivi

Per la giornata odierna era previsto l’avvio delle demolizioni in contrada Torre di Gaffe di Licata. Si tratta di seconde case, costruite in zona di inedificabilità assoluta perché a meno di 150 metri dalla riva, già acquisite al patrimonio del Comune.

Dopo la stipula del protocollo tra la Procura della Repubblica ed il Comune di Licata e l’aggiudicazione ad una ditta di Comiso dei lavori, sembrava non dovessero più esserci ostacoli all’esecuzione delle sentenze passate in giudicato che hanno, da tempo, disposto la demolizione degli immobili abusivi. Sembrava, appunto. Così non è stato. Oltre a un gruppo di manifestanti che impediscono a ruspe e forze dell'ordine di passare, la proprietaria della prima delle case che doveva essere abbattuta si è incatenata alla struttura.

Lo Stato, quello con la S maiuscola si è fermato di fronte alle proteste di manifestanti senza titolo, sobillati da qualche occulto regista, che hanno impedito il ripristino della legalità, tanto spesso a vanvera richiamata dai politici locali incapaci di governare. Non sappiamo cosa accadrà adesso, ma non è da escludere che si proceda per gravissimi reati non solo nei confronti di chi ha guidato i manifestanti, ma anche nei confronti di coloro che – incaricati di eseguire i lavori e garantire l’ordine pubblico – hanno omesso ogni attività favorendo il perdurare dell’illecita situazione, con grave danno per l’immagine delle Istituzioni.


 

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