"Stravolgeva la realtà e avrebbe fatto fatica ad avere rapporti sessuali", medico allontana sospetti di abusi su operatrice

Due dipendenti di una struttura per disabili psichici sono accusati di violenza sessuale di gruppo

“Aveva evidenti disturbi della personalità, tendeva a stravolgere la realtà e probabilmente, visto che seguiva una cura particolare, aveva dei ritardi che gli avrebbero potuto impedire di avere rapporti sessuali”. Il neuropsichiatra Giovanni Rapisarda, che ha avuto in cura uno dei ragazzini che accusa un’imputata, ribalta la tesi accusatoria.

Il processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, è quello in cui sono imputati due operatori delle comunità “Libero Gabbiano” e “Arcobaleno” di Licata, accusati di abusi sessuali ai danni di alcuni ospiti della struttura. Si tratta di Mirko Giugno e Veronica Cusumano, entrambi di 28 anni. I rapporti, secondo quanto ipotizza l’accusa, sarebbero stati, nella sostanza, volontari. Trattandosi di disabili psichici, però, non è previsto che sia dato il consenso e i rapporti sessuali sono equiparati alla violenza.

La Procura contesta, quindi, i reati di violenza sessuale ai danni di minori e violenza di gruppo con diverse aggravanti. L’inchiesta ha già portato ad altre condanne. Ieri sono stati ascoltati due testi citati dagli avvocati Salvatore Manganello e Salvatore Graci, difensori di Cusumano (l’altra imputata è assistita dall’avvocato Santo Lucia) che hanno offerto una testimonianza in direzione diversa rispetto all’ipotesi della Procura.  

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