Cronaca

"Ragazzina violentata dal patrigno per 7 anni con la complicità della madre", chieste due condanne

Il procuratore generale vuole ribaltare il verdetto del processo di primo grado, concluso con due assoluzioni: proposti 9 e 7 anni di carcere

Nove anni di reclusione per il netturbino cinquantaduenne, accusato di avere abusato per sette anni della figliastra con la complicità della compagna di quindici anni più giovane e sette anni per la stessa madre della ragazzina: il sostituto procuratore generale chiede di ribaltare la sentenza, emessa il 16 novembre del 2017 dal collegio di giudici del tribunale di Agrigento, presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni, che ha assolto entrambi gli imputati. La storia agghiacciante descritta dalla ragazzina, che aveva denunciato e fatto arrestare il compagno della madre accusandolo di averla violentata per sette anni, secondo il magistrato che rappresenta l'accusa al processo di appello, è stata reale ed è riscontrata dal dibattimento.

Tuttavia è stato chiesto un nuovo atto istruttorio, vale a dire una perizia sulla capacità di testimoniare della ragazzina, all'epoca minorenne. I giudici della terza sezione della Corte di appello decideranno dopo avere sentito tutte le conclusioni. L’attendibilità della ragazza era stata confermata, come prevede il codice, dalla psicologa in occasione dell'incidente probatorio. L’uomo, difeso dagli avvocati Davide Casà e Nicolò Grillo, che lavora come netturbino in un’impresa, il 3 ottobre di quattro anni fa era finito in carcere. Per la donna, difesa dai legali Antonino Manto e Barbara Garascia, non è stata applicata nessuna misura cautelare e il suo nome è comparso nell'inchiesta soltanto in un secondo momento.

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