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Giustizia amministrativa

Subisce interdittiva antimafia poi annullata, ma non ha diritto a risarcimento: "Errore scusabile"

A fare ricorso è stata la titolare di una cooperativa che prestava servizi per un comune poi sciolto per infiltrazioni: per il Cga l'atto della prefettura era giustificabile

Aveva chiesto un risarcimento danni nei confronti della prefettura di Agrigento per un'interdittiva antimafia firmata oltre 13 anni fa che mise fuori la sua cooperativa dalla gestione di servizi per conto di un Comune poi sciolto per mafia e che era stata annulalta dal Tar:  Il Cga conferma l'operato dell'ufficio territoriale del Governo e ritiene "scusabile" l'errore dell'ufficio territoriale del Governo.

A presentare ricorso, è stata la legale rappresentante di una società cooperativa sociale (ovviamente omissata). In particolare si contestavano le motivazioni della sentenza già pronunciata dal Tar e venivano riproposti i motivi di primo grado rispetto al presunto danno economico subito a suo parere ingiustamente evidenziando soprattutto un fatto, cioè che l'interdittiva era stata già annullata sempre dal giudice amministrativo in un altro contesto.

Il provvedimento era stato adottato nei confronti del presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa perché questo aveva "stretti legami di parentela con persone pregiudicate per reati di associazione di tipo mafioso essendo nipote di: -OMISSIS- -OMISSIS-, in atto detenuto, per essere stato condannato all’ergastolo per i reati di associazione mafiosa, omicidio ed estorsione, già sottoposto alla sorveglianza speciale".

La donna, in particolare, evidenziò che in un altro contesto (nel 2007) aveva ottenuto una informativa antimafia favorevole dalla prefettura e che il Tar aveva ritenuto di annullare l'interdittiva perché questa si basava unicamente sul fatto che la ricorrente fosse nipote di alcuni soggetti affiliati alla mafia o fiancheggiatori di essa.

Per chiedere però il risarcimento del danno, dicono adesso i giudici, è necessario che vi fosse un nesso diretto tra le azioni compiute e il danno provocato.

Un nesso che per i giudici non esiste dato che la stessa normativa prevede, tramite l'uso di termini come "eventuale" e il ricorso al condizionale, che delibazione prefettizia sia una semplice "analisi di indizi sintomatici del pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata nell’amministrazione della società e nella conseguente formulazione di un giudizio probabilistico della mera possibilità del condizionamento mafioso". L'informativa antimafia è quindi basata su "valutazioni necessariamente opinabili, attinenti all’apprezzamento di rischi e non all’accertamento di fatti, e non, quindi, ancorata alla stringente analisi della ricorrenza di chiari presupposti, di fatto e di diritto, costitutivi e regolativi della potestà esercitata". 

I giudici amministrativi quindi condividono l’assunto, "ribadito più volte dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo cui il beneficio dell’errore scusabile va riconosciuto (con conseguente esclusione della colpa e, quindi, della responsabilità dell’amministrazione) nelle ipotesi in cui le acquisizioni informative, trasmesse al prefetto dagli organi di polizia, risultano astrattamente idonee a formulare un giudizio plausibile sul tentativo di infiltrazione mafiosa, in quanto oggettivamente significative di intrecci e collegamenti tra l’organizzazione criminale e l’amministrazione dell’impresa, ancorché vengano giudicate, in concreto, insufficienti a giustificare e a legittimare la misura dell’interdittiva". E in questo caso, a motivare l'azione della prefettura era stata una relazione dei carabinieri e la successiva decisione del gruppo ispettivo misto, che evidenziò  “un quadro probatorio dal quale si evince con certezza la sussistenza di un pericolo di infiltrazione mafiosa”.

Per il Cgars quindi viene esclusa ogni colpa a carico della prefettura di Agrigento, accertando che alcuni dei soggetti parenti della donna avessero avuto un ruolo politico in un comune sciolto per mafia nell'agrigentino perchè, riteneva il Ministero erano presenti "forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono l’imparzialità della gestione e pregiudicano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi”.

"Le citate emergenze processuali, per la loro oggettiva consistenza - dice quindi adesso il Cgars, depongono per la sussistenza nella presente fattispecie dell’errore scusabile, che esclude ogni profilo di colpa in capo al prefetto".

La ricorrente dovrà pagare anche le spese legali.

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