Il Cga accoglie il ricorso: società agricola manterrà il finanziamento

I giudici amministrativi hanno dato ragione all'impresa agricola di Favara, che non dovrà restituire 300.000 euro

Veduta panoramica di Favara

Una società di Favara non dovrà restituire i finanziamenti ottenuti per avviare un’impresa agricola.

Lo ha stabilito il Consiglio di giustizia amministrativa.

“A seguito della presentazione di un’istanza di finanziamento la società agricola veniva ammessa alle agevolazioni del Pacchetto Giovani. L’Ispettorato provinciale dell’agricoltura – si legge in una nota diffusa dall’avvocato Girolamo Rubino, che assiste la società insieme ai colleghi Lucia Alfieri e Francesco Buscaglia - provvedeva altresì all'erogazione dei premi di primo insediamento plurimo per un importo di 40.000 euro per ciascuno dei tre soci. A seguito dell'erogazione del contributo di primo insediamento venivano avviati immediatamente i lavori”. “Oltre un anno dopo l'avvio dei lavori, l'Ispettorato del Lavoro comunicava – aggiunge Rubino - di avere sospeso la contribuzione prevista, nonchè di avere avviato un procedimento di revoca delle provvidenze già assentite e di ripetizione dei premi erogati; e ciò in ragione dei contenuti di un'informativa prefettizia, laddove veniva paventato tra l'altro  il rischio di infiltrazione mafiosa per effetto di un mero legame parentale dei soci della società agricola con uno zio ucciso nel 2003 a seguito  di un agguato di stampo mafioso”.

“Con apposita memoria procedimentale la società invitava l'Ispettorato – aggiunge Rubino - a voler adottare tutti gli atti necessari all'archiviazione del procedimento di revoca. A conclusione del procedimento l'Ispettorato adottava un provvedimento di revoca del finanziamento e di contestuale intimazione di ripetizione delle somme erogate a titolo di primo insediamento plurimo ai soci della società agricola; a fronte di tali provvedimenti, gravemente lesivi, la società agricola ha proposto un ricorso giurisdizionale davanti agli organi di giustizia amministrativa, lamentando svariate forme di eccesso di potere”.

“Il Cga – si conclude il documento - ha ritenuto fondate le censure formulate dai legali, sottolineando che i soci dell’azienda sono tre giovani laureati che hanno deciso di dedicarsi all'agricoltura, e che negli ordinamenti democratici vi è l'ineludibile esigenza di rispettare le scelte che denotano opzioni per un'attività onesta, da parte di soggetti che non debbono ad ogni costo pagare lo scotto di una provenienza da famiglia i cui membri sono sospettati di appartenere ad organizzazioni malavitose. Per effetto della sentenza resa dal Cga i tre soci non dovranno restituire i premi di primo insediamento percepiti in misura pari a 40.000  euro da parte di ciascuno  dei tre soci mentre l'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura di Agrigento dovrà erogare la restante parte della spesa complessiva prevista, ammontante a 300.000 euro”.      

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