Domenica, 21 Luglio 2024
Indagini

L'inchiesta sul carico di 79 chili di droga dalla Francia verso la svolta? Al setaccio il cellulare gettato nel fiume dai due corrieri

La guardia di finanza ha iniziato il pedinamento a Sacchitello bloccando poi, in due fasi, le auto che procedevano a "staffetta" per sfuggire ai controlli: il terzo uomo è fuggito fra le campagne. È stato, però, recuperato il telefono e un consulente della procura sta provando a recuperare i dati

Mercoledì mattina davanti al tribunale della libertà di Palermo: l'inchiesta sul carico di 79 chili di hashish, sequestrati al termine di un'operazione della guardia di finanza iniziata dall'area di servizio di Sacchitello, approda al riesame dove i giudici esamineranno il ricorso del legale dei due marsigliesi arrestati, l'avvocato Gianfranco Pilato.

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Nel frattempo le indagini proseguono su due fronti: innanzitutto per cercare il complice che è riuscito a fuggire fra le campagne dopo avere finto di sottoporsi a un controllo e poi per comprendere se, nel cellulare trovato in fondo al fiume dopo che uno dei due corrieri lo ha gettato quando i finanzieri hanno trovato i 79 panetti di hashish nella loro auto, ci sono messaggi e telefonate utili a ricostruire la linea di narcotraffico che dalla Francia avrebbe rifornito il mercato di Agrigento.

Il consulente del pubblico ministero Annalisa Failla, l'ingegnere Mauro Manolo Belmonte, dovrà pure fare gli stessi accertamenti su altri tre telefoni e quattro sim sequestrati all'uomo e alla donna francesi.

L'operazione, nella statale 640, lo scorso 8 giugno ha consentito anche di sequestrare un'auto e identificare un marocchino ritenuto complice dei due francesi, che però è riuscito a fuggire in campagna fingendo di essere collaborativo all'alt degli uomini delle fiamme gialle.

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L'inchiesta parte da lontano e gli inquirenti non scoprono troppo le carte limitandosi, negli atti, a riferire che si tratta di "informazioni apprese a livello centrale". Tanti ancora gli interrogativi. In ogni caso il gip Giuseppe Miceli - che per quantificare in 200mila euro il valore che avrebbe avuto la droga immessa sul mercato cita le testate di CityNews, AgrigentoNotizie e TriestePrima - ha convalidato gli arresti e disposto, come chiesto dal pubblico ministero Annalisa Failla, la custodia in carcere. 

La guardia di finanza, appresa l'informazione, inizia il pedinamento a Sacchitello: nell'area di servizio vengono notate due auto: una lussuosa Audi Rs5 e una Peugeot 5008.

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I finanzieri li osservano parlare, senza mai scendere dalle rispettive vetture, e non si avvicinano. Poi inizia la marcia con la modalità "staffetta" ovvero procedono a velocità e a distanza ravvicinata per eludere i controlli.

Le auto svoltano dall'autostrada a Caltanissetta e imboccano la 640 in direzione Agrigento. Una volta arrivati nel capoluogo i finanzieri fermano la Peugeot ma il conducente, dopo avere finto di farsi controllare, fugge in campagna.

Sull'auto non c'è droga ma ci sono i suoi documenti e un cellulare. Un'altra pattuglia blocca i due marsigliesi di 51 e 40 anni che nel frattempo sono arrivati davanti al ponticello di via Maddalusa.

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In un italiano stentato si mostrano nervosi: inizia il controllo e nel bagagliaio ci sono tre borse con 79 panetti, chiusi e sigillati in involucri, di un chilo di hashish ciascuno. 

L'uomo ha provato a giustificare l'amica dicendo che era all'oscuro di tutto e che l'aveva accompagnato in Italia per un viaggio di piacere senza sapere nulla del carico di droga di cui attendeva istruzioni, a suo dire, per gestire la consegna poi bloccata dai finanzieri.

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