Trinacria selvaggia

Opinioni

Trinacria selvaggia

A cura di Antonio Vanadia

L'invasione alloctona

Nel 1869 fu aperto il Canale di Suez; nessuno poteva immaginare l'impatto ambientale che tale opera poteva avere sull'ecosistema mediterraneo ormai da decenni diventato “bacino di conquista“ di centinaia di specie di molluschi, crostacei e specialmente pesci provenienti dal Mar Rosso

Nel 1869 fu aperto il Canale di Suez; nessuno poteva immaginare l'impatto ambientale che tale opera poteva avere sull'ecosistema mediterraneo ormai da decenni diventato “bacino di conquista“ di centinaia di specie di molluschi, crostacei e specialmente pesci provenienti dal Mar Rosso.

Considerando il grande flusso di specie in entrata, è stato possibile identificare un’area specifica chiamata “provincia lessepsiana'“, che si estende dall’entrata del Canale di Suez fino al Mar Egeo e alle coste della Sicilia. Per la diversa temperatura, l’ambiente del Mediterraneo dovrebbe essere molto diverso da quello del Mar Rosso.

Questa differente condizione termica dovrebbe far risultare il Mare Nostrum inadatto a ospitare i nuovi arrivati. Ma, in realtà, siamo in un'epoca di drammatici cambiamenti climatici e il nostro mare conseguentemente sta subendo un processo di tropicalizzazione, un ambiente marino sempre più caldo adatto ad ospitare specie tropicali.

Poi, come se non bastasse, con le acque di zavorra delle navi giungono a noi dall'oceano Atlantico altre specie ''aliene''. Difficile stabilire nell'immediato le conseguenze di tali mutamenti; adesso con “il raddoppio“ del Canale di Suez tale diffusione di specie alloctone subirà un'accelerazione senza precedenti.

A Linosa abbiamo il granchio atlantico “Percnon gibbesi“, il pesce coniglio “siganus luridus“ (ritratto nella foto) proveniente dal Mar Rosso e poi, sempre nel Canale di Sicilia, il pesce flauto e alcune specie di cernie, di barracuda e ricciole, tutti provenienti dal Mar Rosso.

Particolare preoccupazione ha destato la presenza nelle acque circumsiciliane del pesce palla argenteo per via delle sue carni tossiche. In verità,come sempre accade, il grido d'allarme dei biologi marini e degli ecologi sulle conseguenze del raddoppio del Canale di Suez è rimasto inascoltato. Quel che verrà ci prenderemo.

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