Martedì, 18 Maggio 2021

Tommaso Parrinello, l'uomo che vuole portare Agrigento sulle stelle

La storia di oggi non è solamente la storia di una persona ma è quasi un caso unico e raro, un caso in cui una persona andata all'estero per inseguire la sua passione ha deciso dopo anni di lavoro e studio di portare in qualche modo la sua passione ad Agrigento, per farla scoprire a tutti, dai grandi ai piccoli e per far appassionare un pò tutti. Oggi parliamo di Tommaso Parrinello, dirigente presso l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e responsabile della missione scientifica CryoSat, presidente dell'associazione Notte con le Stelle e organizzatore del Festival delle Scienze di Agrigento.

Tommaso Parrinello

Non sempre si va via da Agrigento per necessità o per stanchezza, certe volte si va via da Agrigento per inseguire una passione che nella nostra città non ha terreno fertile, ma come disse qualcuno (da Stephen King a Tom McLoughlin e John Niven) gli emigrati a volte ritornano.

La storia di oggi non è solamente la storia di una persona ma è quasi un caso unico e raro, un caso in cui una persona andata all’estero per inseguire la sua passione ha deciso dopo anni di lavoro e studio di portare in qualche modo la sua passione ad Agrigento, per farla scoprire a tutti, dai grandi ai piccoli e per far appassionare un pò tutti.

Oggi parliamo di Tommaso Parrinello, dirigente presso l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e responsabile della missione scientifica CryoSat, presidente dell’associazione Notte con le Stelle e organizzatore del Festival delle Scienze di Agrigento.


 Ciao Tommaso, raccontaci un po' di te... di dove sei e cosa facevi quando eri in Sicilia?

I miei genitori sono della provincia di Agrigento ma io sono nato in Inghilterra, dove ho frequentato la scuola primaria. La mia famiglia è rientrata in Italia quando avevo otto anni e ho vissuto in Sicilia fino alla fine delle superiori conseguendo con una maturità scientifica al Leonardo di Agrigento. Fin da piccolo ho sempre avuto interesse per la scienza e in particolare per l’astronomia che divenne passione quando comprai il primo telescopio all’età di 14 anni con il quale riuscii a coinvolgere anche alcuni amici. Le ottiche del telescopio erano messe su una Vespa 50 e trasportate fino al luogo per le osservazioni spesso nel mezzo del nulla in luoghi molto accidentati. Che tempi!

Quando e perché hai deciso di lasciare la Sicilia?

Dopo le superiori decisi di studiare fisica a Pavia, una città che ho subito amato e alla quale sono molto affezionato anche oggi. Sentivo il desiderio di scoprire nuovi orizzonti, avvicinarmi a luoghi dove vi fossero maggiori possibilità di realizzarsi nel mio campo e a Pavia insegnava uno dei maggiori astrofisici italiani.

Come sei entrato nell’ESA?

Subito dopo la Laurea, vinsi una borsa di studio all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) interessati alla mia tesi sui detriti spaziali in orbita geostazionaria. Dopo la borsa di studio, ancora giovanissimo, l’ESA mi offri una posizione nella mission control room come responsabile del controllo e assetto in orbita di un satellite importante. E’ stato il periodo più elettrizzante della mia vita professionale, dove imparai a lavorare insieme a decine di persone come in una squadra sportiva. Il lancio dei satelliti era poi una carica di energia e adrenalina che ancora oggi ricordo con nostalgia ed è davvero come si vede al cinema! Anche se lavoravo, decisi comunque di continuare a studiare per un dottorato che ho conseguito in Inghilterra qualche anno dopo. Sono stati anni di grandi sacrifici anche familiare ma quel dottorato mi ha permesso di arrivare alla posizione che detengo attuale.

In fatti, quale è la tua responsabilità all’Esa?

Sono responsabile di una missione scientifica che misura lo scioglimento dei ghiacci della terra chiamata CryoSat e questo significa che sono responsabile di tutto il progetto, dal satellite alla produzione dei dati scientifici, alle relazioni con la comunità scientifica a quella gli stati membri Europei. E naturalmente ho responsabilità di budget e programmazione.

Quali differenze sostanziali hai avuto modo di riscontrare a livello lavorativo in una realtà internazionale come l'Esa?

Lavorare in un ambiente internazionale è impagabile da un punto vista professionale e umano. Ho vissuto all’estero tantissimi anni e continuo a viaggiare in tanti posti. Ho contatti con tantissime persone splendide in tutto il mondo; ti confronti ogni giorno con culture e visioni e diverse dalle tue e impari a rispettare opinioni e modi di lavorare diversi. Imparare ad ascoltare gli altri è fondamentale per il mio lavoro. Il tuo orizzonte non è la città, la regione o la tua nazione, ma l’Europa e il mondo intero e grazie a questo, riesci anche ad eliminare qualche stupido pregiudizio o luogo comune. Si impara ad essere umili perché questa ti da l’autorevolezza nei confronti degli altri quando svolgi un ruolo importante. Credo di essere molto fortunato in quello che faccio e di aver ricevuto molto di più di quanto abbia dato.

Quale è il ruolo giocato dal fatto che parli diverse lingue nel tuo attuale lavoro?

Direi fondamentale. Non basta conoscere solo l’inglese che oramai è dato per scontato, ma devi conoscere almeno un’altra lingua oltre alla tua per fare quello che faccio io.

Vivere a Roma,  sotto quali aspetti è meglio che in Sicilia? E sotto quali aspetti è peggio? Cosa consiglieresti alle persone che vorrebbero trasferirsi a Roma?

Roma è la mia citta adottiva da 13 anni. Ci vivo bene perché come dice una famosa canzone di Paul Young degli anni ’80 “Wherever I lay my hat, that’s my home”. Roma è una città strana, cambia colore e umore ogni giorno e dopo tantissimi anni, ti accorgi che non la conosci per nulla. Non di rado pur passando sempre per le stesse strade, scopri nuovi angoli, nuovi palazzi, nuove sculture e soprattutto nuove fontane! Poiché mi piace molto l’architettura, credo che Roma sia il mio posto ideale. E’ una città bellissima ma come le grandi città, ha i suoi problemi. Certamente rispetto alla Sicilia, Roma offre molte opportunità ma il costo della vita è molto più alto.

Secondo te quali sono i punti di forza e i punti di debolezza della Sicilia oggi? Perché pensi sia giusto puntare sulla Sicilia?

La Sicilia è una terra di enorme potenzialità ed energia ed è per questo giusto puntare ancora sulla Sicilia anzi sui giovani siciliani e mi riferisco a tutti quelli che in questo momento stanno portando avanti una nuova aria nel campo delle innovazioni tecnologiche e del digitale. Il problema a mio avviso è che non si riesce a fare abbastanza “sistema” attorno a queste realtà e focalizzare sulla promozione della cultura delle reti e delle partnership strategiche che sono l’unico modo per vincere la concorrenza e attrarre fondi Europei. Su questo siamo parecchio indietro rispetto ad altri. A questo va aggiunto un problema culturale, sociale e storico ormai radicato che ci porta spesso a essere indifferenti, rassegnati verso tutto ciò che succede attorno a noi non riuscendo più a distinguere le cose che funzionano (tantissime) da quelle che funzionano meno (anche queste tante purtroppo). Credo obiettivamente che quando si parli di rinascita, di cambiamento, questo debba cominciare dai nostri comportamenti quotidiani. Spesso ci comportiamo come se i cambiamenti li debbano fare gli altri per noi, ma non noi. Per superare tutto questo, dobbiamo aumentare la nostra capacità di essere più critici e meno tolleranti verso ciò che non funziona che in molti casi hanno delle responsabilità ben precise. La rinascita passa anche da questo.

Sei anche il presidente dell'associazione Notte con le Stelle, ci spieghi di cosa si tratta?

E’ un’associazione non-profit fondata da professionisti in diversi campi che ha una visione ben precisa: creare ad Agrigento e nella sua Valle un centro di interesse nazionale per la diffusione della conoscenza scientifica e dell’innovazione tecnologica. Questo nei prossimi anni potrebbe offrire condizioni favorevoli per  la proliferazione di nuove idee, per l’insediamento per esempio di incubatori  tecnologici attraendo le menti più giovani e brillanti e sempre nuovi investimenti in un circolo virtuoso come ha spiegato bene Enrico Moretti nel suo recente libro “La nuova geografia del lavoro”. Pensiamo anche alle grandi opportunità del turismo scientifico che il nostro territorio potrebbe offrire combinato alle bellezze paesaggistiche. Pensiamo a un polo congressuale, una città della scienza che porterebbe incredibili risorse sul territorio, dirette e indotte. Stiamo parlando di cose reali che succedono già altrove sia in Italia e in Europa ma facciamo molta fatica a spiegare queste cose da noi perché si continua a guardare il dito e non la Luna, e questa si sta allontanando sempre di più. Credo che manchi tanta umiltà tra di noi, di quella di cui parlavo prima.

Quest'anno si realizzerà la seconda edizione del festival delle scienze, cosa è, cosa ti ha spinto a realizzarlo, come è andata la prima edizione e cosa c'è in programma per questa?

La prima edizione è stata un miracolo emotivo per noi che lo abbiamo organizzato nel senso che vedere tante persone visitare i nostri gazebi e assistere alle nostre presentazioni ci ha riempito di grandissima soddisfazione. Ricordo che la prima edizione, compresi i due assegni del Premio Studio per la Scienza furono finanziati interamente dai soci, dalle nostre anticipazioni finanziarie, dai biglietti dell’ultima serata e dal alcuni sponsor locali. Va dato credito alla splendida collaborazione con l’Ente Parco il quale ha offerto le proprie risorse e la location per il Festival. Il programma di quest’anno supererà quello del 2014 e lo si trova nella sua fase preliminare sul nostro sito . Il tema di quest’anno sarà il Tempo e lo racconteremo attraverso varie sfumature e applicazioni scientifiche: dalla fisica all’astronomia, dalla biologia all’archeologia, alla medicina e ovviamente parleremo di spazio e di scoperte scientifiche con i migliori protagonisti combinando anche aspetti musicali, letterari e filosofici.

Cosa c’è dietro un Festival?

L’organizzazione di un Festival delle Scienze richiede migliaia (non decine o centinaia) di ore di lavoro di volontariato che parecchi di noi stiamo offrendo a questo territorio perché crediamo in un progetto chiaro, realizzabile che ancora non ha trovato una condivisione piena con le altre risorse del territorio. Attraverso il Festival delle Scienze ci proponiamo di diventare più visibili, un modello, un punto di riferimento per le giovani generazioni e di far breccia nel cuore di chi crede che la cultura e soprattutto quella scientifica possa essere un punto di forza per la nostra economia, per il nostro futuro.

Per finanziare il vostro festival avete deciso di fare una raccolta fondi: crowdfunding, ci spiegheresti cosa è il crowdfunding e perché questa decisione?

Abbiamo deciso di procedere con il crowdfunding perché le prospettive di avere un finanziamento pubblico erano pochissime e comportavano dei rischi di non essere poi erogate. Un rischio che non possiamo prendere. Ci auguriamo che questo possa cambiare nei prossimi mesi ma per ora il crowdfunding è l’unico modo per poter realizzare questa edizione. Il crowdfunding è una forma di finanziamento molto attuato negli altri paesi europei che in Italia sta prendendo piede sempre di più. La maratona Telethon è per esempio una forma di crowdfunding, cioè una forma di micro-finanziamento che viene dal pubblico che con le sue donazioni contribuisce alla realizzazione di un evento. Nel nostro caso, chi dona riceve una ricompensa oppure dei riconoscimenti simbolici molto importanti commensurati alla donazione fatta. Avrà per esempio accesso gratis tutti i giorni alla zona riservata del Festival per se stesso e per un ospite, avrà accesso a posti riservati alle presentazioni e altri vantaggi ancora come vincere un telescopio o partecipare con un ospite al cocktail party riservato ai maggiori donatori e stringere la mano magari a un astronauta in carne e ossa, chissà! Voglio fare un calcolo semplice per dire quanto possa esser facile realizzarlo con un piccolo contributo di tutti: se 3000 persone (cioè quelle che ci hanno visitato l’anno scorso) donassero 5 euro ciascuno, potremmo realizzare il 90% delle cose che ci siamo prefissate. Quindi, rinnovo il mio appello a tutti: realizziamo il Festival insieme.

Avete pensato ad altre forme di sponsorizzazione o finanziamento

Certamente siamo cercando altre forme di finanziamento e in particolare cerchiamo sponsors sul territorio che condividano il nostro progetto. Chi volesse può contattarci ad info@notteconlestelle.it

Si tratta di un evento aperto a tutti, dai grandi ai piccini, come pensi di poter soddisfarli tutti?

Se riusciremo a realizzarlo, il Festival di quest’anno sarà una festa per adulti e bambini con divulgatori scientifici che faranno impazzire i bambini e ragazzi con i loro giochi scientifici ogni pomeriggio. Una festa appunto che culminerà ogni sera dopo le presentazioni con osservazioni al telescopio. Sarà anche un festival per i giovani universitari o che si apprestano a diventarlo perché potranno conversare con i maggiori esperti nazionale della scienza e della innovazione e cominciare a creare quella rete di conoscenza fondamentale per la propria professione.

Quale il tuo più grande sogno nel cassetto?

Realizzare un polo scientifico e congressuale sul territorio con il Festival delle Scienze tra i più importanti d’Italia. Un sogno realizzabile che spero non rimanga troppo nel cassetto.

Penso che la storia di Tommaso possa essere una lezione per tutti gli Agrigentini, sia quelli rimasti ad Agrigento che quelli andati via. Per quelli rimasti ad Agrigento, questa storia sottolinea come andare all’estero, lavorare con altre culture, vivere altri luoghi possa arricchire il nostro bagaglio culturale e possa migliorare le spigolature presenti nel nostro essere mediterranei aprendoci di fatto le porte al mondo; inseguire le proprie passioni e’ molto importante e a volte per poterlo fare si devono fare dei sacrifici che possono portarci anche a lasciare la nostra terra. Per le persone invece andate via d’Agrigento penso che la storia di Tommaso possa fungere da stimolo e da base di riflessione, dico questo perché penso che non si finisca mai di essere Agrigentini e non potra’ mai essere una diversa residenza fisica a cambiare le nostre radici, per questo non dovremmo mai smettere di cercare di fare qualcosa per la nostra città.

E’ bellissimo come una esigenza passata, quella di formazione specifica, possa diventare un sentiero di sviluppo per la città, e’ un po’ come quando cerchi di dare a tuo figlio quei vantaggi che tu non hai mai avuto. Immaginate cosa potrebbe diventare Agrigento, se sempre più progetti come quello di Tommaso venissero creati e portati avanti con professionalità e dedizione. Questa città può cambiare se tutti insieme faremo uno sforzo per cambiarla.

Ah, e se volete che il "Festival delle Scienze 2015 della Valle dei Templi" diventi realtà, non dimenticatevi di dare il vostro piccolo contributo, ci vuole un minuto e potete farlo comodamente da casa cliccando qui - https://www.retedeldono.it/festivaldellescienze

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