Domenica, 16 Maggio 2021
Psicologia della Notizia

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A cura di Florinda Bruccoleri

Specchio e foto: una questione di percezione

Noi, siamo come allo specchio o come in foto? Sembra un dubbio di amletica origine ma se ci pensate bene vi sarà accaduto spesso di guardavi allo specchio e piacervi così tanto da ricorrere allo scatto che però non vi lascia poi granché soddisfatti

Foto di Florinda Bruccoleri

Siamo ormai immersi nell’era della tecnologia più avanzata, abbiamo quotidianamente a disposizione tra le mani dispositivi di qualsiasi tipo che permettono di fotografarci in ogni dove e la (s)mania di postare ogni istante sui social network non può fare altro che farci diventare ancor più “scatto-dipendenti”.

Gite fuoriporta, noiosi istanti a casa, serate con gli amici; a scuola, in ufficio, sul pullman, in ospedale, qualsiasi attimo si trasferisce on line. E probabilmente non si tratta semplicemente di un’evoluzione tecnologica ma di una vera e propria moda in questa società dell’immagine.

E poi ci sono loro: i servizi fotografici che si evolvono in book fotografici fino a proporsi come veri e propri shooting, in perfetto stile star! Ed infine, in questa scalata, ci sono coloro che non sanno resistere alla moda degli autoscatti, che si arricchisce di giorno in giorno. Sul web pare essere nata una vera e propria gara, lanciata dai vip e diffusasi tra utenti giovani e non, a chi riesce a scattarsi una foto nei posti più impensati e inappropriati; fino ad arrivare ai “classici” autoscatti allo specchio, il posto più semplice e appropriato per mettersi in posa.

Ma una domanda sorge spontanea. Noi, siamo come allo specchio o come in foto? Sembra un dubbio di amletica origine ma se ci pensate bene vi sarà accaduto spesso di guardavi allo specchio e piacervi così tanto da ricorrere allo scatto che però non vi lascia poi granché soddisfatti. 

Come si spiega questa differenza? La spiegazione è che quella che noi vediamo allo specchio non è un’immagine “obiettiva”. La percezione del corpo è sempre filtrata dalla mente. È influenzata dall’umore, dall’importanza data al giudizio degli altri,dai criteri estetici della società. Ma allo specchio si attiva, in genere, un meccanismo positivo: ci vediamo “belli”. L’immagine che guardiamo è frutto di una inconsapevole “correzione estetica”. Primo, tendiamo a metterci in posa: a osservarci dal profilo migliore, a sorridere, a trattenere la pancia. E poi non notiamo eventuali difetti: un naso troppo lungo, le occhiaie, qualche capello bianco. È una strategia di sopravvivenza: per sentirci bene dobbiamo vederci belli, piacevoli. 

L’immagine ottimistica che creiamo osservandoci non corrisponde a come appariamo quando abbiamo una posa spontanea. È per questo che a volte non ci riconosciamo se ci vediamo “al naturale”. Come nel riflesso in una vetrina, o nelle foto non posate, in cui infatti spesso ci sembra di essere venuti male (psicheesoma.com).

Una fotografia, invece, è uno specchio dotato di memoria. Perché una fotografia, grazie agli imprevedibili automatismi della fotocamera, ci mostra cose che lo specchio non è in grado di vedere. Allo specchio ci siamo ormai abituati a vederci sempre con la stessa faccia, mentre il fatto di doverci fotografare ci costringe a separarci da questa immagine consueta e a guardarci con occhi nuovi. Il fatto di guardarci ritratti in fotografia, anche se a volte non ci riconosciamo, ci costringe ad accettare il fatto che almeno in quel momento siamo stati così, come siamo stati ritratti.

La fotografia conferisce alla nostra immagine una realtà che lo specchio, per sua natura produttore di immagini fugaci, non è in grado di garantire (Fabio Piccini, medico e psicanalista).

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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