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A cura di Florinda Bruccoleri

La malattia che non c'è: l'ipocondria

Comincia così a manifestarsi quella che possiamo definire come una inquietudine ossessiva e ingiustificata per la propria salute, che nemmeno le rassicurazioni dei medici e la totale assenza di cause fisiologiche riconoscibili riescono a spazzare via

È un’epoca, la nostra, in cui si sente molto parlare di malattie, di virus, di patologie più o meno gravi che lasciano poco spazio alla serenità soprattutto in quelle persone che più di altre si sentono costantemente preoccupate per la propria salute. Ovvio che tutti noi temiamo di poterci ammalare, ma c’è chi ne fa una vera e propria ossessione. Stiamo parlando degli ipocondriaci, di coloro che passano la maggior parte del loro tempo a toccare il proprio corpo per vedere se c’è qualche ghiandola fuoriposto, che ascoltano ogni tipo di segnale o rumore interno per constatare che tutto funzioni bene. Ma spesso ogni tipo di rassicurazione diventa inutile per loro e allora cominciano a fare la spola da uno studio medico all’altro: consulti, diagnosi, radiografie, ecografie e tutto ciò che esiste per sconfermare qualcosa di brutto che potrebbe accadere. E raramente si crede che è tutto ok. “Non è possibile, ci deve essere un errore!”: questa la frase tipica di coloro che non credono, esami alla mano, alle parole del medico che li rassicura sulla loro salute. 

Comincia così a manifestarsi quella che possiamo definire come una inquietudine ossessiva e ingiustificata per la propria salute, che nemmeno le rassicurazioni dei medici e la totale assenza di cause fisiologiche riconoscibili riescono a spazzare via. 

Un malessere che, secondo gli psichiatri può essere profondo (la persona riduce la propria identità alla malattia che diventa oggetto di amore e odio) o contenuto (si tratta di una forma di ansia o depressione). Ma che, in tutti i casi, nasconde significati intimi e profondi. A più livelli.

Esistono a questo proposito tre scuole di pensiero che spiegano, ciascuno a loro modo, le possibili cause che stanno dietro l’ipocondria. Gli psichiatri che attribuiscono in genere l’ipocondria a una carenza affettiva precoce: un lutto, una separazione; oppure a genitori che alla minima bua del bambino lo portavano dal pediatra, dando origine ad un senso di vulnerabilità rispetto al proprio corpo. Gli psicanalisti di solito la interpretano come espressione della mancanza di autostima. La malattia, forma accettabile di un insuccesso, maschera una sensazione profonda di impotenza. I terapeuti familiari, infine, vedono l’ipocondriaco come la persona su ci si concretizzano tutti i malesseri e le tensioni dei membri familiari. È colui che porta a livello cosciente il problema delle relazioni nella famiglia.

L’ipocondria può anche nascondere il desiderio di catturare lo sguardo e le attenzioni degli altri. In questi casi l’ipocondriaco usa il proprio corpo per mettersi al centro del mondo. Di solito si tratta di una persona che da un lato desidera mettersi al centro di tutto e di tutti ma che al contempo è convinta di essere sola arrivando persino a snobbare quei medici che cerca in modo ossessivo.

Allora cosa fare quando si è a contatto con queste persone preoccupate inutilmente e ossessivamente per la loro salute? Innanzitutto è inutile minimizzare la loro sofferenza con rassicurazioni del tipo “non hai niente, non pensarci più”, oppure “impara a reagire, non vedi che non c’è nulla nei referti!?”; perché queste frasi non fanno altro che rinforzare la loro sensazione di essere soli ed incompresi.

Sarebbe meglio invece distrarli dalle loro ossessioni, mettendo in luce le loro capacità, i loro piccoli successi quotidiani. Solo in questo modo possono ritrovare la fiducia in se stessi e soprattutto nel loro corpo. Se questo atteggiamento comprensivo però non basta a rassicurarli si può consigliare loro un percorso psicoterapeutico che li possa aiutare a capire cosa veramente si nasconde dietro questa loro angoscia, che non li lascia più vivere serenamente (cfr. Psychologies Magazine).

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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