Psicologia della notizia

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I giovanissimi e la rete

Gli adolescenti sono spinti alla chat principalmente per curiosità, ma anche per emulare i loro coetanei o gli amici che già ne fanno uso

Sono milioni gli adolescenti che navigano su internet, che si iscrivono sui social network e che chattano già prima dei 12 anni con decine di sconosciuti, anche per parecchie ore al giorno. Ma cosa si dicono? Perché questa voglia di comunicare in modo diverso? E i genitori devono intervenire con un controllo o no? Vediamo di rispondere a queste semplici ma importanti domande.

Gli adolescenti sono spinti alla chat principalmente per curiosità, ma anche per emulare i loro coetanei o gli amici che già ne fanno uso. Si chatta per puro divertimento, per passare il tempo, nei momenti in cui non si sa che fare o anche per staccare dallo studio.

Gli argomenti preferiti sembrano essere i soliti: che musica ascolti, che fai, hai il fidanzato, che ti piace fare nella vita; fino ad arrivare a parlare molto di se stessi, di come vivono, di cosa sentono. La chat diventa così un passatempo, un momento di divertimento in cui si ride e si dicono assurdità. E ciò che attira è proprio la possibilità che da la rete di mascherarsi, di inventarsi identità diverse. E questo dà quel senso di onnipotenza che permette di essere “altro da sé”, di sperimentarsi in diversi ruoli e in diverse identità.

Altro aspetto importante del come mai sempre più adolescenti scelgono i social e la chat è la loro immensa voglia di socializzare e la rete sembra proprio essere il reame in cui sperimentare relazioni nonostante la distanza, un luogo in cui in qualsiasi momento trovi sempre qualcuno, in qualsiasi parte del mondo. Pertanto la rete può divenire un contenitore su cui riversare le proprie tensioni quotidiane ed anche un rifugio in quella fase della vita (l’adolescenza appunto) densa di emozioni e di cambiamenti in cui come mai in altri momenti del corso della vita si concentrano problematiche su cui confrontarsi: l’esperienza del corpo che cambia, i primi amori, i conflitti familiari, etc.

Entrare in comunicazione anche con degli “amici” sconosciuti e comunicare loro un problema, un dubbio, un’emozione forte, un dolore, attenua l’inquietudine. Soprattutto aiuta a riflettere, perché è come se si fosse davanti ad uno specchio magico che parla e ascolta, che offre un confronto. In più, pare che chattare aiuti a superare le timidezze. Mentre nella vita reale, nei gruppi di amici, ci si può sentire inadeguati e si rimane in disparte, l’essere davanti ad uno schermo permette di sentirsi liberi di esprimere tutto quello che si pensa. Si ha la sensazione che su internet i rapporti siano più facili, informali, fluidi. Sul fatto che poi la socievolezza in chat è diversa da quella che si crea faccia a faccia, quello è un punto importante da non trascurare.

Da non trascurare, oltre alle qualità positive di navigare in rete, sono i rischi che un’adolescente può correre chattando e mettendosi in contatto con sconosciuti. Solitamente ciò che accade è che l’adolescente quando si iscrive su un social dichiara (falsamente) più dell’età che ha e può esser “avvicinato” da chiunque dall’altro lato che sta magari altrettanto barando sui suoi anni. Per non parlare di adescatori o molestatori.

I rischi aumentano quando i protagonisti della rete sono i più piccoli. Il pericolo di internet dipende soprattutto dal fatto che i bambini lo sanno usare di più degli adulti che spesso non hanno gli strumenti adeguati per controllare. Secondo una indagine della Società Italiana di pediatria il 40 percento dei navigatori in erba non racconta ai propri genitori ciò che vede o con chi parla in internet.

Ecco perché sono stati diffusi diversi strumenti di controllo. Per esempio, molti provider di servizi internet dispongono di un filtro, il Parental Control, che permette di bloccare la visione di siti contenenti pornografia, turpiloquio, satanismo e magia.

È comunque sempre bene non lasciare un bambino da solo davanti al pc, concordare i limiti di tempo ragionevoli per l’utilizzo di internet, collocare il computer in una zona di passaggio e facilmente visibile, almeno fino a che non siano grandi abbastanza da aver interiorizzato le regole del buon navigare.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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