Psicologia della notizia

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C'erano una volta le bambine

Leggiamo di ragazzine che regalano il loro corpo a coetanei scelti a caso nei bagni delle discoteche o a ragazzi più maturi “conosciuti” su facebook, di ragazzine che si fanno filmare in aula mentre si lasciano palpeggiare dai loro compagni di scuola, che fanno del loro corpo un contenitore da donna per un’anima ancora bambina

C’erano una volta le bambine, quelle che giocavano con le bambole, quelle di 12-13 anni che arrossivano, si emozionavano e si vergognavano. Quelle che sognavano il principe azzurro e non avrebbero mai fantasticato di voler fare da grandi le veline.

C’erano una volta gli amori, quelli sognati, quelli da far battere il cuore e quelli che non facevano dormire la notte; quelli per cui si sarebbe atteso un’infinità pur di avere quel timido primo bacio e quelli in cui non si pensava ad esibire ed erotizzare il corpo (se non come pudica fantasia “peccaminosa”). Preistoria, forse, che ha visto estinguersi tanti valori a ridosso di una modernità fatta spesso di eccessi. 

Sarà la potenza della rete che permette facilmente di concedersi libertà virtuali e non, sarà la maggiore disinvoltura del nuovo millennio, sarà che qualcosa è veramente cambiato. Così, paradossalmente, leggiamo oggi di ragazzine che regalano il loro corpo a coetanei scelti a caso nei bagni delle discoteche o a ragazzi più maturi “conosciuti” su facebook, di ragazzine che si fanno filmare in aula mentre si lasciano palpeggiare dai loro compagni di scuola, di ragazzine che denudano il proprio corpo esibendolo su passerelle idealizzate; che fanno di esso un contenitore da donna per un’anima ancora bambina.

E così basta aprire un giornale, navigare sul web ed ascoltare la tv per rimanere scioccati dinnanzi a certe notizie o a certe immagini che forse, però, abbiamo imparato a registrare come “normali”, come risultato della naturale evoluzione umana e di quella società moderna che spesso sostituisce i valori con l’edonismo. 

E proprio l’altra sera “Lucignolo”, il programma tornato su Italia uno, ha proposto un servizio sulle “Lolite 2.0”: sono chiamate così le giovani ragazzine tra i 12 e i 14 anni diventate ormai abili adescatrici on line.

Non si possono, però, considerare frutto del progresso dati statistici che dimostrano che il 19 percento delle ragazze ha il primo rapporto già a 14 anni, mentre il 45 percento dei maschi a 18 anni. La colpevolizzazione, che sia chiaro, non va verso le nuove “bambine” che fioriscono nella nostra società; esistono spiegazioni più sagge, più standardizzate, più tangibili sul perché si fa sesso così presto. Prima tra tutte la spiegazione biologica. Lo sviluppo fisico, infatti, arriva prima rispetto alle generazioni passate e già a 10, 11, 12 anni ci si trova a dover gestire tutti i vari cambiamenti corporei legati ad una pubertà precoce, anche senza una maturità psicologica adeguata. In secondo luogo, le informazioni sul sesso da cui siamo bombardati non sempre vengono comunicate in modo corretto e creano confusione in ragazzi che si trovano già in un momento delicato della loro vita. Infine, a livello psicologico oggi fare sesso significa farsi considerare grandi e maturi. E se si è fisicamente in grado di fare sesso, spesso non lo si è a livello psicologico, perchè non si è preparati a valutare le conseguenze di un passo così importante (cfr. benessere blog.it).

Allora bisognerebbe innanzitutto insegnare ed imparare, contro ogni tabù, che il sesso è una delle forme di comunicazione più alte che ci siano state date in sorte e che ci vorrebbe innanzitutto la “costruzione di un presidio educativo solido in merito a livello familiare, educativo e mediatico altrimenti si rischia che questa pratica diventi una forma di esibizionismo volto ad ottenere patologicamente quell’amore di sé attraverso il concedersi all’altro” (cit. Meluzzi, psichiatra). 

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

Psicologia della Notizia

Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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