Domenica, 16 Maggio 2021
Psicologia della Notizia

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Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

Da domani smetto

Non esiste un periodo “più giusto” di altri per smettere di fumare. Esiste, piuttosto, la possibilità di imparare a gestire diversamente le proprie emozioni, non affidandonsi al tabacco quanto alla capacità di ascoltarle e affrontarle

Iniziato un nuovo anno è facile e quasi automatico dedicarsi ai buoni propositi, a cose che possono migliorare la nostra vita, la nostra salute, il nostro modo di affrontare gli eventi. La lista potrebbe essere infinita e se tra i primissimi posti troviamo frequentemente il desiderio di dimagrire e quindi il proposito di cominciare una dieta, non molto più lontano si può rintracciare il desiderio di smettere di fumare. Chissà quanti di voi ci hanno pensato, quanti ci hanno provato e quanti realmente ci sono riusciti. 

I fumatori in Italia sono 11,3 milioni, il 22 percento della popolazione: 6,2 milioni di uomini (il 25,4 percento) e 5,1 milioni di donne (18,9 percento). Gli ex fumatori sono 6,6 milioni (il 12,8 percento) 4,6 milioni di uomini e 2 milioni di donne (fonte: Istituto Superiore Sanità). Almeno il 40 percento dei fumatori italiani pensa di smettere di fumare ed il 20 percento ci prova ma solo il 2-3 percento all’anno riesce autonomamente a smettere. Ma perchè è così difficile porre fine a questo vizio/dipendenza?

Fondamentalmente perchè l’assuefazione è fisiologica e il fisico reclama la sua dose giornaliera di nicotina. Ma questa spiegazione da sola non basta. Bisogna associare a questa un altro aspetto altrettanto importante: quello psico-comportamentale. Si assume la dose quotidiana di nicotina per stare meglio, una sorta di autocura insomma, dove la sigaretta diventa un formidabile equilibratore dell’umore con proprietà quasi ansiolitiche e antidepressive. Così si fuma quando si ha la necessità di doversi concentrare meglio, quando arriva il momento di concedersi una pausa, quando c’è bisogno di scaricare una tensione psicologica, quando si è desiderosi di relax, etc. Fumando, quindi, pare che si stia meglio. Ma i problemi rimangono ed inevitabilmente ci si ritrova a dover fare i conti con la realtà, con le proprie fragilità, con quell’umore non sempre elevato che il tabacco aiuta e riesce a mascherare bene.

La sigaretta è una forma, quindi, di rassicurazione per ciascun fumatore, un rito che scandisce e ritma la vita: prendere il pacchetto, tirarla fuori, accenderla, fumarla. E pensarsi a non poter più fare questo presuppone anche una riorganizzazione del proprio tempo, che non è per nulla semplice.

Quando poi sembra essere arrivato il momento di “provare a smettere” c’è sempre dietro, in agguato, quella paura di ricascarci finendo poi con l’ammettere che “il tabacco è più forte di noi”. Certo, bisogna dire che è praticamente quasi impossibile che un fumatore non motivato possa smettere di fumare. E la motivazione non si ottiene facilmente informando sui danni prodotti dal fumo (basti pensare alle scritte sui pacchetti o alle assidue ormai campagne di sensibilizzazione). Così come è raro che un fumatore incallito riesca a smettere al primo colpo. In genere occorrono due o tre tentativi prima di vincere la dipendenza.

Per riuscire a smettere, afferma il dottor Enrico Maria Secci psicoterapeuta, un primo obiettivo può essere smettere per 4 ore e concentrarsi su che cosa succede sul piano fisico e psichico se non inspiriamo più nicotina al ritmo abituale: basta questo per riconoscere con chiarezza quanto siamo dipendenti. Ma la prova del 9 è proporsi di smettere per tre giorni. Dopo tre giorni il corpo ha smaltito quasi interamente la nicotina e il tasso di dipendenza fisica è molto ridotto. Perciò si sperimenta una vera e propria rinascita energetica che dimostra quanto le sigarette debilitino e dissipino la vitalità. A quel punto il gioco è quasi fatto: basta “semplicemente” continuare a non fumare per un mese e si è salvi, a condizione di aver capito con chiarezza che non ci si sta privando di nulla e che una sola sigaretta vuol dire anni e anni di sigarette, di alito pesante, di puzza, di malumore, di file ai tabacchini, di spreco di denaro e così via.

Non esiste un periodo “più giusto” di altri per  smettere di fumare. Esiste, piuttosto, la possibilità di imparare a gestire diversamente le proprie emozioni, non affidandonsi al tabacco quanto alla capacità di ascoltarle e affrontarle.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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