Martedì, 18 Maggio 2021
Psicologia della Notizia

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Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

L'irresistibile frenesia da click

Il selfie offre agli individui la possibilità di mettersi in vetrina. Questo affannoso bisogno di sguardi altrui è agevolato e incentivato dalla diffusione dei social network che sono ormai investiti di “funzioni di riconoscimento sociale”

Occorrente fondamentale: una fotocamera, una faccia, un braccio, un profilo su qualsivoglia social network e una buona dose di narcisismo. Non pare ci vogliano molti “ingredienti” per entrare a far parte della categoria “selfie-dipendente”.

Per chi ancora non ne conoscesse il significato “selfie” è un termine che riprende quello inglese riflessivo “self” che indica appunto se stessi e che è diventato in questo ultimo periodo il vocabolo più cercato del web. Si tratta, appunto, di auto scattarsi una foto col proprio cellulare (facendo attenzione di apparire attraenti e allegri) e postarla su uno o più social network di appartenenza.

E a stupire non è solamente la diffusione di tale comportamento al confine tra moda e mania, ma tutto ciò che di più inquietante e geniale si genera al suo seguito: dai video che spiegano i trucchi per un “selfie perfetto”, alla nascita di veri e propri corsi professionali per diventare un “professionista dell’autoscatto più figo”, ad una nuova app già scaricata migliaia di volte che sia chiama Selfiegram e che è esclusivamente dedicata a questo tipo di foto.

Non credo occorra aggiungere altro. Senza critiche e senza pregiudizi passo ovviamente, per come è giusto che sia, all’aspetto che più mi compete, ossia quello psicologico. Pare che tra le dinamiche psicologiche e sociologiche che spingono al selfie ci sia un forte desiderio conscio e/o inconscio delle persone di gridare al mondo “io ci sono”, "mi trovo in questo posto" e "sto facendo questa cosa". Il selfie offre agli individui la possibilità di mettersi in vetrina, mostrarsi a quante più persone possibili soddisfacendo quella incessante e frequente ricerca di identità. Questo affannoso bisogno di sguardi altrui è agevolato e incentivato dalla diffusione dei social network che sono ormai investiti di “funzioni di riconoscimento sociale” che un tempo erano invece affidate al confronto diretto con le altre persone.

Larry Rosen, professore di psicologia presso la California State University, afferma: «Per comprendere la sindrome del selfie bisogna innanzitutto prendere in considerazione il narcisismo dilagante, definito un disordine della personalità riguardante la preoccupazione di apparire ed essere percepiti al meglio dagli altri. I narcisisti ricevono gratificazione dalla vanità conquistata tramite l'ammirazione altrui». 

Il dottor Rosen, inoltre, spiega come il narcisismo delle selfie trovi il suo massimo dispiego nei social network: «Nelle mie ricerche ho scoperto che coloro che usano di più Facebook, lo fanno per manovrare l'impressione che danno al mondo postando stati, commenti e foto. Questi sono i sintomi di disordini della personalità legati al narcisismo». 

Questa overdose di autoscatti pare avere anche dei risvolti psicologi negativi. Infatti, secondo una ricerca dell'American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, infatti, il selfie starebbe cambiando il modo in cui le persone si vedono, causando un aumento dei complessi di natura psicologica legati al proprio aspetto e alle proprie imperfezioni (italiasalute.it)

Moda, mania, patologia…la linea di confine è veramente sottile e la realtà è che difficilmente oggi si riesce a resistere al selfie, lo confermano quotidianamente le foto che ritraggono i più celebri fino ai più anonimi 

abitanti di internet. Ecco perché più che di passione per lo scatto si potrebbe parlare di “ossessione” per il proprio ego.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri 
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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