Psicologia della Notizia

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Psicologia della Notizia

A cura di Florinda Bruccoleri

Ricominciare dopo una ferita d’amore

Quando “lui” ci abbandona crolla tutto. Per alleviare il dolore della perdita, della separazione, dell’assenza è necessario un percorso lento fatto di piccole ma inevitabili tappe

È capitato a tutte (o quasi), almeno una volta nella vita, di essere lasciate, di essere protagoniste o spettatrici di separazioni, di abbandoni da parte di chi speravamo fosse per sempre. Così frasi del tipo “se n’è andato senza dire una parola”, “piango dal giorno in cui ha mandato all’aria il nostro matrimonio” o ancor più “mi ha tradita, mi mentiva da mesi” diventano macigni che, se non risolti, possono compromettere il benessere di ogni donna che si ritrova a dover fare i conti con quel vuoto affettivo che rimane

Quando “lui” ci abbandona crolla tutto: sogni, progetti, desideri. E il rischio di annegare nel dolore è fortissimo. Un abbandono o comunque una rottura di una relazione è simile ad una frana che coinvolge l’identità, è una ferita narcisistica dolorosa. È come se di colpo non si riuscisse a rispondere più ad una semplice e apparentemente scontata domanda: ”chi sono io?”. Lui era diventato come lo specchio di Narciso: se non c’è più il suo sguardo a confermare chi siamo veramente, proviamo un dolore così grande che sembra di impazzire. La perdita dell’oggetto d’amore è come una mutilazione: una parte di sè che non c’è più.

E se prima sapevamo tutto di lui e lui di noi, adesso il non sapere con chi esce, con chi parla, quale camicia indosserà per il lavoro è lacerante. E il desiderio principale è quello di lasciarsi andare, di non riemergere, di vivere soltanto nel suo ricordo. Oppure ci arrabbiamo, reagiamo con rabbia, cancellando tutto di lui, distruggendo ogni cosa che rimandi alla sua presenza. Ma in entrambi i casi si tratta di atteggiamenti errati, che non fanno altro che rafforzare il dolore.

Per alleviare il dolore della perdita, della separazione, dell’assenza è necessario un percorso lento fatto di piccole ma inevitabili tappe

Il primo passo è imparare a vivere senza di lui. Pertanto quella tentazione reattiva di buttare via i suoi regali, cancellare tutti i suoi sms, evitare gli amici comuni, l’ascolto della nostra canzone del cuore, il ristorante preferito da entrambi non va bene. Bisognerebbe piuttosto riprendere in mano ogni riferimento al passato. E se le prime volte farà un male da morire pian piano diventerà come un vaccino che neutralizzerà tutti quegli stimoli che causano sofferenza.

Secondo: perchè pensare che piangere non va bene? Piangere è liberatorio perchè per sconfiggere il dolore bisogna metabolizzarlo. Tant’è che spesso, in questi casi, una buona “prescrizione” è quella di dedicare un giorno della settimana allo sfogo. Un vero e proprio appuntamento con le lacrime. È così che si inizia a guarire. Solo non opponendoci al dolore riusciremo a sconfiggerlo.

Subire un addio è più doloroso, a volte, della perdita di una persona cara. È una forma di lutto più difficile da elaborare perchè in questo caso è “lui” che ha scelto consapevolmente di andarsene.  Un tempo, alla fine di una cerimonia funebre, si cambiava la disposizione dei mobili e questo aveva un senso: voleva dire ricominciare a vivere. Cambiare la disposizione dei mobili nella nostra mente significa cambiare abitudini, orari, gusti. Ecco, quindi, la terza tappa: fare colazione al bar, prendere l’autobus ad un orario diverso dal solito, cambiare look, taglio di capelli, curarsi insomma. Che non vuol dire distrazione o frivolezza. Vuol dire riprendere in mano le redini della propria vita.

Ovvio che tutte le affermazioni qui riportate possono apparire inconsistenti, irreali, irrealizzabili ed impossibili. Forse potrebbe essere vero, ma solo se non si prova ad uscirne fuori rimanendo impigliati nella intricata tela del dolore, dei ricordi e dei rimpianti. 

In tutto ci vuole del tempo, ma solo se impariamo ad utilizzarlo al meglio. (cfr. perMe rivista di Psicologia femminile)

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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